«I nuovi requisiti non basteranno»

Il sindaco Panfilio critico: «Il Governo decida che politica migratoria vuole»

«Il Prefetto era ottimista, ma io non lo sono altrettanto». La presentazione del nuovo bando per la ricerca di circa 2500 posti in cui accogliere i profughi assegnati alla provincia di Venezia, ma soprattutto per “sfoltire” Conetta, lascia freddo il sindaco di Cona, Alberto Panfilio. «Secondo il Prefetto i minori requisiti, in termini di esperienza nella gestione di profughi, previsti nel nuovo bando, faciliteranno la partecipazione, ma io non credo che saranno sufficienti, per due motivi. Primo: tra meno di tre mesi ci sono le elezioni amministrative e accogliere i profughi non fa prendere voti. Secondo: la perdita di valore degli immobili e delle zone in cui si fa accoglienza, resta un deterrente forte».

In attesa di capire se il nuovo bando porterà qualche risultato, Panfilio chiede migliori strumenti di gestione dell’esistente. Ad esempio, maggiore libertà per i sindaci di entrare nelle strutture che ospitano i migranti. «Secondo il Prefetto si può sempre entrare, previa autorizzazione. Ma io dico che un preavviso troppo lungo permette, a chi non sia in regola, di “mascherare” qualche magagna. Invece abbiamo bisogno di conoscere la situazione reale di questi luoghi, anche per poter chiedere tempestivamente, a chi di dovere, gli eventuali interventi necessari e per poter stabilire relazioni di fiducia con i gestori delle strutture che, ad ogni bando, possono cambiare. Noi sindaci abbiamo il dovere di tutelare i nostri cittadini anche con la compiuta conoscenza di cosa accade nei centri di accoglienza». A Conetta, per ora, tutto sembra tranquillo e la decisione del ministro dell’Interno Minniti di non inviare qui altri profughi («Così ci ha detto il Prefetto e io riferisco, ma non garantisco» commenta Panfilio) favorisce la serenità anche se, per il sindaco di Cona, resta il problema di fondo: «Il partito di Governo (il Pd, ndr) deve decidere che politica migratoria vuole: se l’accoglienza diffusa serve a dare una prospettiva di vita a queste persone - e ora non è così - o se serve ad alimentare un circuito economico indotto dalle navi, in gran parte tedesche, che vano a raccogliere i profughi quasi sulle coste libiche».

Diego Degan

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