Le case ci sono ma si sceglie l’hotel

Amministrazione costretta a pagare migliaia di euro per l’ospitalità

CAVARZERE. Altri 8.500 euro pagati dal Comune per l’ospitalità alberghiera di due famiglie (con minori) di profughi kossovari, l’estate scorsa.

Lo si apprende da una recente determina del responsabile dei servizi sociali che va a “coprire” una parte degli arretrati dovuti all’albergo di Pegolotte che ha fornito l’ospitalità in questione. La vicenda risale a giugno 2016. Il maltempo aveva scoperchiato la casa di Gallianta, di proprietà della parrocchia di san Mauro, in cui vivevano le due famiglie, sei adulti e cinque minori dai 5 ai 16 anni. Nell’emergenza, legata alla presenza dei minori di cui è obbligo, per legge, prendersi cura, il Comune aveva alloggiato le due famiglie tra il centro Bakhita (gestito dalla Caritas) e l’albergo di Pegolotte, ingiungendo alla parrocchia di sistemare la casa, pena la segnalazione alla Procura della Repubblica, onde le due famiglie potessero farvi ritorno. Poche settimane più tardi il Comune aveva anche stanziato 15mila euro per pagare l’albergo, per i mesi di giugno e luglio, e altri 12mila per un progetto di «recupero socio abitativo» a favore delle due famiglie. In sostanza si tamponava (a caro prezzo) l’emergenza e si cercava una soluzione stabile, sempre in collaborazione con la Caritas, per la residenza di quelle famiglie.

Poi il progetto di recupero è naufragato, per il ritiro della disponibilità del privato che doveva fornire l’abitazione, il centro Bakhita ha spostato i suoi ospiti nella casa famiglia di corso Europa e i profughi kossovari sono stati indirizzati alla Tenda di Sottomarina, una struttura di emergenza per senzatetto. Ma loro non ci sono rimasti e hanno occupato una casa fatiscente, di proprietà del Genio civile, alle Marice. Risultato: sono ancora senza casa. Nel frattempo il Comune ha pagato i 15mila euro (col bilancio 2016) e altri 8.500 (col bilancio 2017) per l’ospitalità del mese di agosto 2016 ed è in attesa di altre fatture. Tutto questo perché i servizi sociali non dispongono di una struttura per le emergenze abitative: né case, né un ostello, né una convenzione con qualche privato che permetta di spendere 5-600 euro al mese anziché 7-8000 come accade adesso. Eppure le case sfitte ci sono (un centinaio) e ci sono anche i soldi (e non pochi) per eventuali sistemazioni: circa un milione di euro derivanti dalle vendite di alloggi pubblici negli anni passati, svincolati dal patto di stabilità. Ma il Comune, a quanto pare, non utilizza né gli uni, né gli altri, preferisce spendere di più, senza risolvere i problemi.

Diego Degan

Video del giorno

Maxi rissa a Savona nel cuore della movida: il degrado della Vecchia Darsena

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi