«Vediamo che succede, spero nel miracolo»

Il sindaco Panfilio: il vero problema sta nella politica migratoria di questo Stato

«Io non ho alcuna aspettativa, ma aspettiamo di vedere che succede. Non si sa mai che ci sia il miracolo».

Il nuovo bando per l’accoglienza diffusa aperto dalla Prefettura di Venezia, non entusiasma il sindaco di Cona, Alberto Panfilio, che ricorda, fin troppo bene, come le precedenti esperienze di questo tipo non abbiano portato a nessun cambiamento nella situazione del suo Comune. Eppure anche in precedenza l’intento era di “sfoltire” l’affollamento della base di Conetta, trovando posti in altri comuni della Provincia. Ma l’approccio “pochi profughi, ma in tutti i Comuni” non ha mai trovato il sostegno della maggior parte dei sindaci della provincia, cosa di cui Panfilio si duole. «Se un altro Comune avesse avuto 1500 profughi nel suo territorio e mi avessero chiesto di favorire lo sfoltimento in quel Comune, io non avrei detto di no. Una decina di profughi li avrei presi. Del resto, prima che venisse allestita la base di Conetta, ne avevamo sei e li abbiamo seguiti, nel loro percorso, fino ad assegnare loro dei lavori “socialmente utili” nel trasporto scolastico, come accompagnatori, e nella cura dell’archivio comunale».

Di più non sarebbe stato ragionevole chiedere a Cona. Invece è andata diversamente e, quando Cona ha chiesto aiuto, ha trovato le porte chiuse. Ma Panfilio non accusa nessuno di questo. Per lui il problema sta alla radice, nella politica migratoria “sbagliata” attuata dallo Stato. «Non c’è una soluzione a questo problema», ribadisce, «ci sono tante soluzioni parziali: dagli incentivi al rientro spontaneo nei Paesi d'origine, ai corridoi umanitari verso altri Paesi (ad esempio quello con l,Argentina, favorito dall’intercessione di Papa Francesco), al potenziamento delle commissioni per il diritto d’asilo, all’integrazione “lavorativa” per chi abbia effettivamente diritto».

Diego Degan

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