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Combattere la mafia che s’insinua nelle imprese

All’Ateneo Veneto convegno con giudici e avvocati esperti di crimine organizzato delineate le strategie da affrontare dopo i recenti arresti in laguna e terraferma

di Nadia De Lazzari
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«Oggi la mafia ha un volto imprenditoriale. L’attività che pare lecita e legale ha entrate illecite e illegali. Le mafie tradizionali hanno colonizzato territori nel centro e nel nord Italia con strategie sofisticate e subdole; il fenomeno mafioso è globalizzato, connotato da una trasversalità, in continua evoluzione lungi dal trincerarsi nei parametri tradizionali. La mafia è un fenomeno dinamico da combattere in modo capillare».

Senza giri di parole il sostituto procuratore di Venezia Lucia D’Alessandro ha argomentato con chiarezza e a lungo sul tema: “La mafia, fenomeno in costante evoluzione. Considerazioni da Sud a Nord”. L’occasione è stata una giornata di riflessione e di confronto, promossa dal Rotary Club Venezia Mestre Torre con la Camera penale veneziana e l’Ordine degli avvocati di Venezia, che si è svolta nella sala Tommaseo dell’Ateneo Veneto su un tema di stretta attualità dopo i recenti arresti nel Veneziano.

I numerosi autorevoli relatori hanno parlato di ’ndrangheta, camorra, mafia che vengono al Nord per investire. Due i nomi citati di mafiosi locali: Saverio De Martino e Otello Novello, il “Cocco cinese”. Il vice presidente dell’ordine degli avvocati di Venezia Tommaso Bortoluzzi ha invece evidenziato «la necessità di andare nel contrasto economico della mafia, che è il sistema delle misure di prevenzione patrimoniali che consentono di aggredire il patrimonio anche per chi non sia più pericoloso secondo la legge ma pericoloso all’epoca in cui ha acquisito l’azienda o il bene. La mafia con la lupara c’è ma qui si manifesta con il potere economico lecito e il reimpiego di denaro. Bisogna tagliare i rami e proporre un rapido circuito virtuoso».

L’avvocato Ezechia Paolo Reale di Siracusa, segretario generale dell’Istituto superiore internazionale di scienze criminali, ha detto: «La mafia pone a rischio la nostra vita perché è composta da avvocati, medici, poliziotti, finanzieri, sindaci, imprenditori, presidenti di Regione, famosi politici. Non sono parole tanto per dire ma esempi tratti da procedimenti dove sono stati imputati o per partecipazione o per concorso esterno. Chiunque può trovarsi a contatto, stringere la mano o andare a cena con una di queste persone che rischiano di tingere anche negativamente la nostra persona. Deve crearsi una demarcazione chiara che combatta la mafia nei modi corretti».

Infine il procuratore aggiunto di Catania Francesco Pulejo ha sottolineato: «Gli scambi elettorali e la promessa dei voti del potere politico sono un sodalizio crimonoso. Sulle mafie, anche le silenti, bisogna tenere la guardia alta».

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