Panfilio: «Il prefetto Boffi ha le mani legate»

Cona. Deluso il sindaco dall’ennesimo incontro a Venezia: qui continueranno ad arrivare i profughi

CONA. «È stato un incontro molto proficuo sul piano della cordialità, ma sostanzialmente privo di contenuti: in futuro a Conetta non cambierà nulla».

Dire che Alberto Panfilio sia rimasto deluso dall’incontro avuto ieri con il prefetto Carlo Boffi, sarebbe un’esagerazione. Il sindaco di Cona sapeva benissimo che il rappresentante del Governo aveva chiesto a tutti i comuni della provincia la disponibilità ad accogliere i nuovi migranti in arrivo e sapeva, altrettanto bene, che le risposte erano state tutte negative. E anche l’effetto di questa situazione, ovvero l’arrivo di una cinquantina di nuovi ospiti nella base di Conetta, dopo alcuni mesi di lento ma costante decremento, Panfilio lo aveva già potuto toccare con mano, nelle cronache dei giornali e nelle rimostranze degli abitanti della zona che registrano ogni passaggio di pullman che non siano le corriere di linea, con la preoccupazione di chi si sente “assediato” dal numero soverchiante di stranieri: oltre 1100 in una frazione di 190 residenti. Dunque tutto come previsto. «Il prefetto Boffi mi ha però annunciato», spiega il primo cittadino di Cona, «l’emanazione di un nuovo bando per la micro accoglienza», un ulteriore tentativo di trovar casa ai prossimi profughi, probabilmente destinato a cadere nel vuoto, o quasi, come i bandi precedenti.

«Finché saranno questi i metodi», conclude Panfilio, «non cambierà nulla e Conetta continuerà a gonfiarsi ogni volta che ce ne sarà bisogno». Con il prefetto Panfilio ha anche cercato di discutere di metodi alternativi di gestione dei migranti ma non ha trovato sbocchi. E non per responsabilità del suo interlocutore. «I bandi per sovvenzionare i rientri nei Paesi d’origine non possono essere fatti dalla Prefetture», dice il sindaco, «so che ne sta facendo uno il Comune di Venezia, uno la Regione, ma è troppo poco rispetto ai numeri che abbiamo di fronte. Il mio Comune non può impegnarsi in queste trafile, perché non abbiamo personale. Quanto al potenziamento delle commissioni giudicatrici, non si sfugge al problema di fondo: una volta accolta la richiesta di un profugo, dove lo mandiamo? Che gli facciamo fare? Senza una preparazione professionale queste persone sono condannate a rimanere qui senza speranze». In altre parole ci vorrebbe un intervento legislativo per legare l’asilo politico al lavoro. Esistono esperienze di approccio all’integrazione tramite lavori socialmente utili (anche a Cona) ma, a quanto pare, vengono ignorate dalla politica. «Lunedì sono stato a Roma» dice Panfilio «per la presentazione a Montecitorio di un film, “Dove vanno le nuvole” su alcune di queste esperienze, anche venete: ha partecipato un solo parlamentare».

Diego Degan

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