Quattordici nuovi profughi nell’ex base di Conetta

Sono arrivati nel fine settimana. Sei sono stati invece trasferiti in ospedale perché molto provati e disidratati a causa del lungo viaggio in mare

CONA. Riprendono gli sbarchi sulle coste siciliane e ritornano gli arrivi alla base di Conetta che solo da un mese e mezzo era stata alleggerita del suo carico umano. Di ottanta profughi arrivati e destinati al Veneto, cinque sono stati portati sabato nella ex base militare. Ieri invece ne sono arrivati altri 15, sei dei quali sono stati portati in ospedale, perché i medici che prestano servizio nel centro di accoglienza, li hanno trovati in non buone condizioni fisiche. Erano molto stanchi e disidratati in seguito al lungo viaggio dalla Sicilia al Veneto.

Per il momento nella base la situazione è tranquilla. All’interno ci sono circa 1.100 persone. Nell’ultimo mese e mezzo ne sono stati spostati una cinquantina. In gran parte sono stati portati nella sede della Croce Rossa di Jesolo. Questi nuovi arrivi fanno capire che gli sbarchi in Sicilia sono ripresi con l’arrivo della bella stagione e del mare calmo. E quindi anche per il Veneto ricomincia la stagione dell’accoglienza.

La questione da risolvere al più presto per disinnescare la bomba ad orologeria che è diventata Conetta è il sovraffollamento. Le tensioni che ci sono state nel campo sono dovute soprattutto a questa concentrazione di persone rischioso anche per le condizioni igienico sanitarie della struttura. La partenza di quasi duecento persone dopo la morte della giovane ivoriana Sandrine Bokayoko, 25 anni, non ha certo risolto le carenze strutturali di un centro di accoglienza nato per ospitare al massimo 300 persone. Nel momenti in cui muore la ragazza all’interno c’erano 1.300 ospiti. Subito dopo l’emergenza scoppiata per la morte della ragazza Mario Morcone, all’epoca capo dipartimento per l’Immigrazione, ira sostituito da Gerarda Pantalone, aveva detto: «Io spero di non dover imporre l’accoglienza ai vari comuni che dicono no e che si arrivi anche nel resto Veneto a un’accoglienza diffusa, come avviene in altre Regioni o come accade nel Bellunese. Comunque il Veneto ha dato, ma ricordo che se io ho un’emergenza anche il Veneto dovrà fare la sua parte come altre regioni». (c.m.)

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