Tremila euro all’associazione del figlio dell’assessore

CAVARZERE. L’assessore elargisce tremila euro all’associazione del figlio, ma il consiglio comunale ne può parlare solo a porte chiuse. È andata in scena la censura, l’altra sera, nella seduta di...

CAVARZERE. L’assessore elargisce tremila euro all’associazione del figlio, ma il consiglio comunale ne può parlare solo a porte chiuse. È andata in scena la censura, l’altra sera, nella seduta di consiglio che doveva (come promesso dalla Presidente, Sabrina Perazzolo, entro fine febbraio) discutere le interrogazioni e le mozioni in attesa da mesi. Una delle interrogazioni, firmata da tutte le opposizioni, riguardava il contributo (3000 euro, appunto) erogato a favore dell’associazione Cplus con delibera di giunta n. 148 del 19 dicembre 2016.

Una delibera votata dal sindaco, Henri Tommasi, e dagli assessori Paolo Fontolan, Catia Paparella e Cinzia Frezzato. Ed è quest’ultima (non gli altri) a essere finita sotto accusa perché il presidente di quell’associazione è suo figlio, Marco Longhin.

Ma nulla di tutto questo è stato detto perché quando il consigliere Pierfrancesco Munari stava per spiegarlo, è stato fermato dalla presidente del consiglio e dal sindaco con un richiamo al regolamento che, in caso di discussioni sulla «moralità e correttezza» delle persone, prevederebbe la seduta segreta, cioè senza pubblico e senza giornalisti. Munari aveva appena fatto in tempo a dire «il figlio dell’assessore» che la Presidente è intervenuta: «se continua se ne assume la responsabilità» e, dopo un lungo battibecco, il leghista (lasciato a discutere da solo dal collega Parisotto, che era uscito dall’aula pochi minuti prima, pur avendo firmato l’interrogazione) ha chiuso il discorso. Di sicuro, però, la cosa non finirà qui. L’argomento del contendere, infatti, era ampiamente noto a tutta la platea, dato che "girava" da giorni e, se l’interpretazione letterale del regolamento (ignorata quando si era trattato di discutere la mozione scomoda sulle dimissioni del cda della casa di risposo) ha sollevato non pochi dubbi (si tratta di atti pubblici compiuti da amministratori pubblici, non di discussioni sulle persone) c’è un aspetto, stavolta di legge, che non può essere ignorato. L’articolo 78 (citato da Munari) del testo unico sugli enti locali 267/2000, dice infatti che gli amministratori pubblici «si devono astenere dal prendere parte a alla discussione e alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti e affini fino al quarto grado». Dunque l’assessore Frezzato non poteva votare quel contributo e, a rigore, non poteva neppure restare in aula al momento della discussione dell’interrogazione. (d.deg.)

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