Alla guida del Tir fuori regola

Un telecomando alterava i dati del cronotachigrafo: l’autista era al volante ma risultava in riposo

CHIOGGIA.

L’autista del Tir era appena stato fermato per un controllo ma, secondo il cronotachigrafo, era in riposo da un’ora e mezza. Impossibile, evidentemente. Ma per scoprire come venissero taroccate le registrazioni di guida, la polizia locale ha dovuto, letteralmente, far smontare il camion e, alla fine, ha trovato il “colpevole”: un cilindretto di metallo innestato su un cavo elettrico, un tipo di apparecchio di cui gli agenti conoscevano l’esistenza ma scoperto quel giorno, per la prima volta, a Chioggia. Così l’autista si è ritrovato con 1.700 euro di multa e il ritiro della patente.

È accaduto giovedì sulla Romea, mentre il personale del Noa ( Nucleo operativo autotrasporto) eseguiva un controllo di routine su un autoarticolato diretto a Frosinone. Gli operatori, controllati i documenti di viaggio, hanno fatto stampare dall’autista i dati del cronotachigrafo trovando quella evidente anomalia: come poteva l’autista essere a riposo alla stessa ora in cui l’avevano fermato? Poteva essere un guasto o era una frode? Così gli agenti hanno verificato, alla presenza dell’autista, che i sigilli nel circuito del cronotachigrafo erano intatti. Mistero ancor più fitto. Non restava che recarsi in officina per compiere degli accertamenti tecnici. E qui, all’interno della cabina, è stato rinvenuto un piccolo telecomando, simile a quelli per i cancelli automatici. «Non so cosa sia», si è giustificato l’autista. Ma, successivamente, grazie al puntiglio e alla professionalità degli operatori e l’aiuto di un tecnico specializzato, staccando il rimorchio dalla motrice e smontando parecchi pezzi meccanici, è stato rinvenuto un apparecchio elettronico, con all’interno dei circuiti stampati, all’apparenza simile a un connettore, su un cavo elettrico.

Sono bastate alcune prove per vedere che il telecomando era in grado di “comandare” il cronotachigrafo, attraverso quel cilindro, per segnalare a piacimento e secondo le esigenze dell’autista, se il veicolo era in movimento oppure in sosta. In questo modo si riuscivano a modificare falsamente tutti i tempi di riposo mettendo in serio pericolo gli altri utenti della strada, perché l’autista conduceva il mezzo pesante senza effettuare le pause necessarie al suo recupero psicofisico.

Al momento del controllo, si intuisce, l’autista non aveva fatto in tempo a interrompere la “pausa artificiale” che aveva precedentemente ordinato al cronotachigrafo ed è finito nei guai.

Diego Degan

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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