Venezia, trenta chiese in totale abbandono

La chiesa di San lorenzo: il pavimento è sfondato dagli scavi

Dalle Terese a San Lorenzo, da San Giovanni Novo a Santa Maria del Pianto Le altre sono spazi espositivi. San Barnaba, nascosti i dipinti del Veronese

VENEZIA. Spazi espositivi temporanei, nella migliore delle ipotesi. Altrimenti c’è l’abbandono. È sempre più difficile la situazione per le oltre 30 chiese veneziane “mappate” anche da una ricerca dello Iuav - di cui riferiamo a parte -- che non sono più utilizzate per il culto e che rischiano perciò di diventare “invisibili” anche per i patrimoni architettonici e artistici al loro interno.

Un caso emblematico è ad esempio quello della chiesa di San Barnaba, diventata ormai da anni uno spazio espositivo permanente a pagamento per le “macchine” ricostruite di Leonardo da Vinci, rendendo di fatto non più fruibile la sua architettura e i preziosi dipinti di Veronese e Palma il Giovane che, tra gli altri, ospita.

Venezia, trenta chiese abbandonate

Il richiamo della Biennale. A corto di risorse per la manutenzione dei suoi edifici, anche la Curia negli ultimi anni si è gettata nel business espositivo, legato soprattutto alla ormai imminente Biennale Arti Visive, affittando a circa 10-15 mila euro al mese i suoi spazi - e così la chiesa di San Lio, piuttosto che quella di Sant’Antonin, la chiesetta di San Samuele e persino alcune sale del Museo Diocesano, si trasformano per la Biennale in spazi espositivi, per non parlare della Basilica di San Giorgio Maggiore. Quest’anno anche la chiesa della Maddalena e quella di San Gallo - normalmente chiuse - entreranno in quel circuito. E così sarà per la chiesa di San Fantin, dove sarà installato in questi mesi un “soffitto” di led e un pavimento scaldante di cemento pressato, proprio funzionale alle esigenze dei nuovi espositori.

L’alternativa dell’abbandono. Le chiese non più utilizzate per il culto si avviano appunto all’abbandono, chiuse per anni senza che si intervenga più. È il caso della bellissima chiesa delle Terese - la cui proprietà si palleggiando da anni Curia e Comune - ma che intanto sta là, con i vetri rotti e sempre più degradata. O dell’ex chiesa di San Lorenzo, memore dei fasti del “Prometeo” di Nono, Cacciari e Vedova qui messo in scena, con una voragine nel pavimento dovuta agli scavi archeologici e mai colmata. Dovrebbe pensarci ora la Fondazione Thyssen-Bornemisza, che l’ha presa in gestione per nove anni dal Comune per farne un centro di arte contemporanea. Ma nulla più si sa, ad esempio, delle condizioni della chiesa di san Giovanni Novo, per un breve periodo sede del Museo Guidi - prima che il Comune decidesse di rifiutare la donazione degli eredi del pittore - e da allora irrimediabilmente vuota. Precarie sono anche le condizioni della chiesa di Santa Maria del Pianto, che il Comune voleva riservare per i funerali laici e che invece, dopo il no della Curia, è rimasta così com’è.

Il caso della Misericordia. Ci sono anche casi emblematici come quello della chiesa di Santa Maria in Valverde o della Misericordia, venduta anni fa ai privati e che ora è usata per gli usi più disparati. Dopo essere stata per anni un magazzino di souvenir veneziani, è stata riscoperta a fini espositivi, trasformata temporaneamente in moschea durante l’ultima Biennale da un artista islandese e chiusa a furor di popolo dal Comune dopo la protesta della Curia. Ma nessuno più si indigna se viene usata, come già avvenuto come discoteca e come sede tra poche settimane di una delle feste di Carnevale.

La multiproprietà delle chiese. A completare il quadro e a rendere tutto più difficile, la multiproprietà delle chiese veneziane. Parte di esse non appartengono più solo alla Curia, ma anche al Comune, all’Usl, ai privati. Di certo c’è solo il pessimo stato di conservazione di buona parte di esse.

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