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Cade sul ponte di Calatrava risarcita con 80 mila euro

L’incidente nel novembre 2011: spalla rotta per una romana di 70 anni Gradini pericolosi non segnalati e scarsa illuminazione, Comune condannato

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VENEZIA. I gradini del ponte di Calatrava possono rappresentare una trappola diabolica. Sono anomali, hanno "pedate" di misure diverse, ed è facile perdere il passo e cadere, come successo a molti passanti. Il Comune lo sa, anche perché lo stesso progettista, Santiago Calatrava, in una lettera del 2008 aveva evidenziato la necessità di marcarli meglio a livello visivo. Eppure la sentenza del Tribunale di Venezia dello scorso 26 gennaio dimostra che poco o nulla è stato fatto per rimediare.

Il giudice, infatti, ha accordato un risarcimento record di circa 80 mila euro a una signora romana, all'epoca dei fatti 70enne, che il 25 novembre 2011 è caduta rovinosamente sull'insidioso ponte della Costituzione, procurandosi lesioni gravissime, fra le quali la rottura della spalla. La donna, assistita dall'avvocato mestrino Enrico Gasparini, ha ottenuto il riconoscimento del danno biologico per un valore di circa 76 mila euro, e quasi 3 mila euro per il danno patrimoniale. In qualche altra occasione era stato riconosciuto un risarcimento alle "vittime" del ponte, ma mai di tale portata. Quel nefasto 25 novembre, verso le 17, la 70enne romana stava scendendo dal ponte di Calatrava. Era buio e l'illuminazione era assente. Così non ha percepito il cambio di lunghezza del gradino, ed è caduta in avanti subendo gravi danni fisici. Alla fine della degenza alla donna è stata riscontrata una invalidità del 22%. Il giudice ha dunque riconosciuto in toto le responsabilità del Comune: l'irregolarità, non segnalata, dei gradini e la mancanza di illuminazione al momento del fattaccio sono state la causa di quell'incidente. Tanto più che, come dice la sentenza, «le persone che hanno prestato soccorso hanno riferito che “succede spesso”». Oltre alla cifra record del risarcimento, il Tribunale fra le righe tira le orecchie all'amministrazione, che sapeva e sa della pericolosità di quei gradini.

«Il fatto che il ponte fosse stato oggetto di plurimi collaudi» si legge nella sentenza «nulla prova circa l'assenza di responsabilità del Comune, tenuto conto come fosse già stata avvertita l'esigenza di intervenire per porre rimedio alla particolare conformazione dei gradini che costituiscono una situazione di possibile pericolo, a maggior ragione in assenza di segnalazione e di adeguata illuminazione».

Un problema che trova conferma nella lettera scritta nel settembre del 2008 all'amministrazione comunale di allora dal progettista che, ricorda ancora il giudice, «aveva messo in evidenza la necessità di una marcatura visiva dei pianerottoli in corrispondenza dei cambi di larghezza delle pedate, mediante sostituzione del vetro con pietre d'Istria». Un consiglio prezioso però non seguito dal Comune. Che ora sborserà 80 mila euro.

Gianluca Codognato

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