C’è anche un’anima veneziana nel pool legale contro l’Italicum

Gli avvocati Francesco Versace e Silvia Manderino tra i cento che hanno vinto il ricorso alla Consulta «Ci siamo scambiati atti e informazioni su un gruppo Google e ci siamo autofinanziati per ogni spesa»

Hanno fatto rete in cento, scambiandosi informazioni e suggerimenti su un gruppo Google. Ci hanno messo professionalità, anni di lavoro nel tempo libero e anche i propri soldi per pagare le trasferte. Fino all’udienza-delle-udienze, mercoledì 25, davanti alla Consulta: porta anche la firma di due legali veneziani - gli avvocati Francesco Versace e Silvia Manderino - il ricorso elettorale costituzionale che ha smantellato l’Italicum.

Come è nata l’avventura?

«L’avvocato Felice Besostri, che è la mente e il cuore di questa causa, nel 2014 mi aveva chiesto di collaborare per presentare al Tribunale di Venezia il ricorso per l’incostituzionalità della legge elettorale italiana per il Parlamento europeo: l’Europorcellum, ancora pendente», racconta l’avvocato Versace, «Bestostri aveva da poco vinto il ricorso contro il Porcellum e aveva deciso di presentare ricorsi in tutti i tribunali capoluogo di circoscrizione. All'inizio è nata come una cortesia, poi mi sono appassionato».

Come avete lavorato?

«Siamo in cento nel "Comitato avvocati anti Italicum", con 20 ricorsi presentati in diverse città. In questi mesi ci siamo scambiati atti, idee, informazioni sull’andamento dei procedimenti, attraverso un gruppo Google: il grosso del lavoro l’ha fatto l’avvocato Besostri, ma ha funzionato lo scambio vedute, strategie: condividere l'esperienza con tanti colleghi molto preparati, mi ha aperto finestre su orizzonti inesplorati».

Come vi siete finanziati?

«Queste cause sono esenti da bollo, ma per il resto ci siamo pagati tutto: trasferte, naturalmente lavoro gratuito».

Quando ha capito che avreste vinto?

«Ci credevamo fortemente. L'esito del referendum ci aveva confortato sull'inesistenza di un supporto costituzionale a questo sistema elettorale: caduta una è venuto meno anche il senso politico dell’Italicum, abbandonato pure dai promotori, anche se c’è stata in aula una fortissima resistenza del governo, con l’Avvocatura di Stato molto agguerrita. Un po' di trepidazione c'è stata nell'attesa».

Ora che accade?

«Se si votasse adesso, c’è un sistema proporzionale, con un forte premio di maggioranza solo nella remota ipotesi che una sola lista raggiunga il 40%: avrebbe il 55% dei seggi alla Camera. Altrimenti i partiti dovranno trovare in Parlamento l’accordo, come una volta: il ballottaggio è stato dichiarato incostituzionale. Cade l'idea di Renzi per cui la sera delle elezioni si sa chi è presidente del Consiglio: non è questo nostro sistema. Al Senato resta il Consultellum, così come già stabilito dalla Consulta in sede di correzione del Porcellum».

Come avete festeggiato?

«Con la meravigliosa vista su tutta Roma dalla terrazza della Consulta, accanto al Quirinale: la Corte ha deciso tardi e così tutti siamo corsi ai treni per tornare a casa. C’è il nostro lavoro che ci aspetta».

Roberta De Rossi

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