Condono, un’attesa lunga 30 anni odissea di una famiglia veneziana

«Dal 1986 aspettiamo una risposta alla nostra domanda di sanatoria». Un bagno abusivo costruito nel 1950 e senza certificato non si può restaurare. Otto sindaci e tre commissari non sono bastati

In attesa del condono da 31 anni. È la storia un po’ kafkiana di una famiglia veneziana, che aspetta le autorizzazioni per i restauri della propria casa dal lontano 1986. Nessuna speculazione, nessun cambio d’uso da residente a ricettivo o a commerciale, come poi hanno fatto in tanti. E nemmeno un abuso di gravità eccezionale.

Si tratta di una casa che una famiglia di giovani ha ricevuto in eredità dalla nonna. Negli anni Cinquanta a Venezia i bagni erano un accessorio di lusso, così come le docce. E qualcuno aveva fatto da sè, realizzando i servizi igienici in difformità alla normativa di allora. Segnalazione al Comune, verbale dei vigili e dell’Edilizia privata, ordine di demolizione.

«Abbiamo subito avviato la pratica del condono per sanare quello che era ritenuto anche giustamente un abuso», racconta la signora, che chiede di restare anonima, «abbiamo pagato poi quello che il Comune ci chiedeva come sanzione. Ma a tutt’oggi non abbiamo notizie, nonostante un sollecito d’urgenza inviato nell’estate scorsa». L’ultima lettera ricevuta da Ca’ Farsetti riguarda una richiesta di integrazione di documenti, nel 2010, che i proprietari hanno provveduto a inviare.

«Abbiamo fornito la dovuta documentazione», continua la signora, «ma ad oggi non siamo ancora in possesso del certificato di condono, Ci chiediamo come sia possibile che dopo 30 anni non sia stato ancora evaso un servizio già pagato che impedisce l’avvio di restauri su un’immobile che ormai ne ha, ovviamente, urgente bisogno».

Perché in assenza della sanatoria la casa viene considerata «non abitabile». Dunque non è possibile effettuare restauri e manutenzioni, nemmeno il rifacimento dell’impianto elettrico che ormai dimostra tutta la sua veneranda età».

Come è possibile che un cittadino debba aspettare trent’anni per sapere se la sua domanda è stata accolta?

«Purtroppo è possibile», ammette un funzionario dell’Edilizia privata, «in questi anni la situazione del condono ha subito molti imprevisti e molti ritardi».

Migliaia di pratiche accatastate negli uffici, squadre istituite dalle amministrazioni che si sono susseguite e poi bloccate, a volte per attingere personale all’attività quotidiana. Fatto sta dal giorno della presentazione della domanda di condono nel 1986, al governo cittadino si sono succeduti otto sindaci e tre commissari, da Laroni a Brugnaro passando per Casellati, Bergamo, Cacciari, Costa e Orsoni. Una quindicina di amministrazioni, decine di dirigenti e responsabili dell’Edilizia privata e dell’Ufficio condono. E proprio mentre si discute tanto della necessità di tagliare i tempi e ridurre la burocrazia, c’è chi aspetta il via libera ai restauri da più di trent’anni.

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