«San Marco è il sestiere che sta soffrendo di più»

Nel dibattito del Gruppo25aprile all’Ateneo Veneto le proposte per la città Oltre 12 mila veneziani vivono all’estero, ma due giovani su tre vogliono restare

Venezia città-Stato, accudita, sorvegliata e protetta, possibilmente anche da se stessa. Venezia a statuto speciale, svincolata dalle beghe e dalla burocrazia; un’ isola nell’isola, il più possibilmente felice, la cui eccezionalità storica e artistica abbia un corrispettivo di unicità amministrativa. Venezia - va da sè - autonoma, almeno secondo gli auspici dei relatori che ieri pomeriggio, in un’aula magna dell’Ateneo Veneto affollata come nelle grandi occasioni, sotto l’insegna del Gruppo25aprile e la spinta di Veneziamiofuturo, hanno presentato alla città le proposte dei sestieri in vista del verdetto dell’Unesco sul declassamento della laguna tra i siti a rischio. Per amor di verità, sarà chiesta ufficialmente la diretta streaming dell’incontro di martedì a Parigi.

Per amor di praticità, invece, le istanze sono state messe in ordine alfabetico, dalla A di alloggi alla V di Venezia all’aperto, mescolando i grandi temi, come quello abitativo, a quelli di vicinato, come il ripristino dei mercatini di cose vecchie. Un decalogo stilato ascoltando i cittadini, girando per le calli, entrando nei negozi, incontrando gente al bar e tenendo ben presenti un paio di numeretti da brividi. Ogni giorno dell’anno, festività incluse, 2,6 veneziani lasciano il centro storico. Tradotto nei decenni: dal 1971 a oggi la città ha perso il 45 per cento della sua popolazione. Un altro dato significativo: 12.300 veneziani abitano all’estero, come un intero sestiere, il settimo. Sparito senza che nessuno abbia mosso paglia.

Ed è proprio l’immobilismo, persino «l’incapacità della giunta di assegnare i posti barca», come ha spiegato il portavoce del Gruppo25aprile, Marco Gasparinetti, una delle accuse che sono arrivate dai relatori, Gian Angelo Bellati, il capogruppo Pd in Consiglio comunale Andrea Ferrazzi, il consigliere regionale di 5 Stelle Jacopo Berti e Nicoletta Frosini, coordinati dal giornalista Sebastiano Giorgi. Tra il pubblico, con licenza di parola, il presidente del nuovo comitato sulla sicurezza del traffico acqueo e pilota Actv Nerio Oselladore, il consigliere comunale del Gruppo Misto Ottavio Serena, il consigliere comunale della lista Brugnaro Maurizio Crovato, ma anche Italia Nostra, Venezia cambia, Viva San Marco. Assenti il sindaco Brugnaro e il governatore Zaia, ai quali pure erano rivolte le proposte per salvare il salvabile e non morire di turismo, bed & breakfast e maschere.

«Ci dispiace non vedere qui il sindaco, perchè non sappiamo cosa porterà martedì a Parigi, all’Unesco» ha detto Gasparinetti «questa scadenza è stata per noi l’occasione di andare sestiere per sestiere a sentire cosa vogliono i veneziani». E proprio quello di San Marco, l’ultimo e il più importante, ha restituito un’immagine avvilente. San Marco è il sestiere meno popolato (3.841 residenti), è quello che ha sofferto di più la perdita di realtà importanti come le Generali, le banche e le grandi aziende e quello che ha risentito maggiormente dell’onda d’urto turistica.

«Abitazioni a prezzi calmierati, il Museo Correr come luogo dedicato alla storia di Venezia e l’Arsenale ospite di Cinecittà, della città dell’artigianato e di spazi per la ricerca e lo sviluppo» ha proposto Bellati. La nota più dolente, quella abitativa, è stata illustrata - dati alla mano - da Ferrazzi: 5 mila case del Comune, 5 mila case dell’Ater, mille di altri enti. «Chiudere l’Ater e trasformarlo da regionale a comunale - ha proposto - cambiare la legge regionale di assegnazione dell’edilizia a basso costo, incentivare l’autorecupero e contrastare gli affitti in nero». A oggi, come ha spiegato Berti, i b&b sono 3.800 ma le strutture in nero potrebbero essere circa 6 mila. Incredibilmente da questo mortuorio i giovani non vogliono scappare. Anzi. Come ha illustrato la Frosini, due ragazzi su tre vorrebbe restare; peccato solo che non vedano futuro.

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