Meno canti di Natale nelle scuole «Così manca la nostra tradizione»

San Donà. Alcune famiglie si lamentano dell’atmosfera e delle iniziative poco incentrate sulla natività Il vicesindaco Trevisiol: «In nome di un falso perbenismo ci dimentichiamo la nostra cultura»

Natale laico nelle scuole. Canti e preghiere dimesse, solo alberi addobbati e babbi natale per non urtare le suscettibilità di famiglie che osservano altre religioni e tradizioni.

Alcuni genitori e nonni dei bambini delle scuole materne ed elementari della città si sono però lamentati. Molti istituti hanno infatti preferito feste laiche e popolari o inneggianti alla fraternità tra le culture e le religioni ai tradizionali festeggiamenti. Si è assistito così a un florilegio di “feste delle terre” o delle bonifiche e altre simili. Ma il vice sindaco di San Donà, Luigi Trevisiol, non è d’accordo: «Siamo noi che ci facciamo dei problemi inesistenti e perdiamo senza accorgercene le tradizioni nel segno di un’ipocrita fratellanza».

Nei giorni delle festività natalizie alcune famiglie hanno rilevato come a scuola sia venuta a mancare l’atmosfera del Natale cristiano, dell’avvento e della tradizione cattolica che un tempo animava il mondo della scuola, in accordo con quello della chiesa. Questi aspetti trovano conferme anche nella posizione di alcuni insegnanti che però si sono limitati a storcere il naso senza proteste formali e ne hanno parlato tra di loro, magari nei corridoi o nelle riunioni. Chi si è fatto sentire sono stati diversi genitori e soprattutto i nonni, attaccati alle tradizioni. «Non lo troviamo giusto», protestano, «lo abbiamo anche fatto presente senza voler offendere nessuno. Alle materne, ma anche alle elementari, i canti di Natale e dell’avvento sono stati una rarità per non dire censurati. Ci sono state altre feste e iniziative che però non erano legate al Natale tradizionale e cristiano».

Il vice sindaco “neocon” Lugi Trevisiol è stato informato di questo dibattito, affrontato dalle insegnanti e dalle famiglie. «Io stesso ho ricevuto gli auguri di Natale più che sinceri da musulmani», commenta con fervore cristiano, «Sono in tanti, infatti, che rispettano il Natale e lo festeggiano a modo loro e non ispirati alla religione cattolica. È una festa della nostra cultura e tradizione e lo sanno. Dobbiamo ricordare sempre che a Natale è nato Gesù. Forse siamo noi che siamo diventati tiepidi nel rispettare quelle che sono le nostre tradizioni, sulla scia di un falso perbenismo e rispetto delle altre religioni e culture che ci hanno fatto dimenticare e tralasciare le nostre. Forse non ci crediamo più come un tempo e per questo, anche nelle scuole, si è potuto rilevare come canti di Natale e preghiere siano passati in secondo piano a favore di altre iniziative che tendono a voler rispettare a tutti i costi le usanze di altre culture. Dobbiamo al contrario riflettere sulle nostre tradizioni da valorizzare, la nostra religione. Questo è rispetto per noi stessi che verrà riconosciuto anche dagli altri».

Giovanni Cagnassi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Venezia. Pignorata la principale biglietteria dell'azienda di trasporto

Panino con hummus di lenticchie rosse, uovo e insalata

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi