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La Procura ordina l’autopsia di Elena

Chioggia. Si vuole capire quando è morta la 28enne. L’investitore non è stato arrestato perché ha confessato in tempi brevi

di Roberta De Rossi
1 minuto di lettura

VENEZIA. Perché non è stato arrestato per omicidio stradale L.C., il giovane chioggiotto di 23 anni, che alla vigilia di Natale ha investito e ucciso Elena Boscolo Contarin, senza fermarsi dopo l’impatto? Se lo domandano in molti a Chioggia, sconvolti dalla morte della giovane di 28 anni, travolta mentre stava attraversando la strada sulle strisce pedonali in via da Verrazzano a Sottomarina - accanto al suo fidanzato, A.D.B. - a pochi metri da casa, al ritorno alle 2 di notte da una cena aziendale per gli auguri di Natale.

La Procura di Venezia ha deciso di spiegare perché non sono scattate le manette, dopo che i telegiornali delle reti nazionali hanno dato la notizia (non vera) dell’avvenuto fermo del ragazzo, tornato sul luogo del sinistro, dopo aver lasciato l’auto sotto casa, poco lontano. Al momento, il giovane è indagato per omicidio stradale per la morte della giovane donna e per omissione di soccorso.

«In primo luogo, la legge sull’omicidio stradale prevede l’arresto obbligatorio solo se l’investitore è ubriaco e in questo caso non lo era: non aveva bevuto», spiega in parole semplici il procuratore aggiunto Carlo Nordio, «trattandosi di un arresto facoltativo, bisogna che ricorrano le condizioni di pericolosità sociale o di rischio di fuga dell’indagato per chiedere la custodia cautelare: che in questo caso non c’erano. L’investitore è incensurato, è tornato poco dopo sul luogo del sinistro ed ha subito confessato ai carabinieri tutte le proprie responsabilità».

Ieri, il magistrato ha disposto l’autopsia sul corpo della giovane, per stabilire se sia morta subito, nel terribile impatto: dalla risposta del medico legale dipenderà anche la contestazione o meno dell’accusa a giudizio di omissione di soccorso, oltre a quella di omicidio stradale.

Il fidanzato di Elena Boscolo Contadin non è rimasto, infatti, ferito nell’incidente e questa non ha fatto scattare l’aggravante che avrebbe potuto (in ipotesi) aprire le porte del carcere al giovanissimo investitore. Ieri, il fidanzato ha raccontato al magistrato quei terribili istanti che hanno cambiato per sempre la sua vita: con Elena divideva da quattro anni la vita, la casa e anche il lavoro, perché insieme lavoravano nella ditta di famiglia che rifornisce di bibite e vini molti locali di Chioggia e Sottomarina. Compresa la pizzeria dove lavora L.C. Il giovane e la famiglia della ragazza si sono costituiti con propri avvocati, per nominare un proprio consulente medico legale. La pm non ha ritenuto necessario effettuare alcuna consulenza tecnica sulla dinamica del sinistro, tanto chiara nelle sue devastanti e irrimediabili conseguenze: «Non li avevo visti», ha detto L.C. ai carabinieri.

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