Il Patriarca in carcere messa e scambio di doni con i detenuti

Moraglia: «Gesù non fa differenze e tende a tutti le braccia» La replica: «A noi serve una mano per risollevarci»

VENEZIA. L'immagine dell'Adorazione dei Magi del Tintoretto (l'originale si trova nella chiesa di San Trovaso) prepara al Natale e occupa l'intera abside della cappella del carcere maschile di Santa Maria Maggiore dove, ieri, si è recato il Patriarca Francesco Moraglia. Per il presule, accompagnato da alcuni sacerdoti - don Antonio Biancotto (cappellano), padre Andrea Cereser, don Morris Pasian, padre Avram Matei, don Dino Pistolato - e diaconi - Stefano Enzo, Giuseppe Pistolato - è tempo di incontri, soprattutto di auguri di Natale e messaggi di speranza. Ad attenderlo la direttrice Immacolata Mannarella, un'ottantina di detenuti, un albero luccicante e un presepe tradizionale realizzato dagli ospiti e curato nei particolari con il pozzo di fiammiferi usati, il ruscello zampillante vera acqua e la stella cometa di carta argentata.

I detenuti hanno accolto il patriarca con un grazie per il generoso contributo (circa euro 20.000) - sarà utilizzato per attività di lavoro - frutto delle offerte raccolte in Basilica durante i pellegrinaggi nell'Anno del Giubileo voluto dal Papa. «Siamo grati per averci sempre nei suoi pensieri», ha detto uno di loro, «grazie ai veneziani, fedeli sensibili, che non hanno ostilità nei nostri confronti. Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutta la cittadinanza, di speranza e di una mano per sollevarci dal buco in cui siamo sprofondati». I detenuti hanno ricordato Raffaele Levorato, fondatore della cooperativa Rio Terà dei Pensieri, e il cappellano don Gastone Barecchia, 102 anni, entrambi scomparsi di recente. Nell'omelia il Patriarca ha detto: «Gesù Bambino non fa differenze, tende le braccia a tutti». Il presule si è soffermato sul termine "tempo". «E' un dono grande, può essere governato, vissuto, non subìto; qui ha un valore particolare. Giorno dopo giorno arriva quella data che voi avete in testa. E' importante arrivare a quel giorno diversi da come siete arrivati. E' una scommessa, ce la potete fare. Guardatevi con simpatia anche se non è sempre facile». Poi il dialogo, i ricordi indimenticabili di due ospiti che hanno partecipato in Vaticano alla presenza del Papa al Giubileo dei detenuti, infine lo scambio dei doni: il Patriarca ha offerto il libro «Le sbarre, esperienza di libertà», curato da don Biancotto e sostenuto dalla Scuola Grande di San Rocco; i detenuti gli hanno donato un'agenda di cuoio e una borsa portadocumenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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