Smog, a Venezia livello di guardia: traffico acqueo responsabile per il 45%

Quasi la metà delle Pm 2,5 da trasporti portuali e imbarcazioni in laguna. Arpav certifica la prima fase di criticità, da Barcellona un esempio da seguire

VENEZIA. Un'altra ordinaria giornata di polveri sottili. Martedì l'Arpav ha ufficializzato, con una nota, che la zona di Venezia ha raggiunto il livello di criticità 1, con 7 giorni consecutivi – che oggi probabilmente diventeranno 8 - di superamento del valore limite (50 microgrammi per metro quadrato) giornaliero di polveri sottili (Pm10) e una concentrazione massima, alla centralina di riferimento, al parco Bissuola, di 88 microgrammi per metro quadrato. Almeno fino al 15, osserva sempre l'Arpav, rimarrà l'alta pressione e non sono previste «precipitazioni tali da favorire una significativa riduzione delle concentrazioni».

Ma chi inquina di più? Nella maggior parte delle città - come è accaduto in questi giorni a Milano - le amministrazioni intervengono fermando il traffico delle auto, ma in una città come Venezia il 45% delle emissioni di polveri - in questo caso le pm 2,5 - deriva dal traffico delle imbarcazioni: 19% dal traffico portuale, il 14% dal traffico locale - compreso quello del trasporto pubblico, 8% - e il 12% dal traffico portuale dei passeggeri. I dati sono stati presentati dall’Arpav nel luglio del 2013, riferiti a 2 anni prima, e sono i più recenti in merito alla ripartizione annuale delle emissioni annuali di polveri sottili. E stando sempre a un documento Arpav datato 2013 emerge che «alle navi passeggeri con stazza lorda superiore a 40.000 tonnellate che entrano ed escono dalla bocca di Porto del Lido corrisponde il 67% delle emissioni relative alle navi in attracco agli ormeggi di Venezia (Marittima, San Basilio, Riva 7 Martiri, Arsenale) e il 26% del totale di polveri emesse complessivamente da tutte le navi in attracco sia agli ormeggi di Porto Marghera che di Venezia». Dati che lasciano pochi dubbi sul contributo all’aumento delle polveri sottili da parte delle navi di passaggio in città, anche se in questi giorni si sta chiudendo la stagione di quelle da crociera. Tra le altri principali sorgenti di inquinamento: industria, trasporto stradale, centrali Edison ed Enel.

Santa Marta. Vale la pena, parlando di inquinamento derivato dal traffico delle navi, ricordare anche la rilevazione realizzata tra il 7 settembre e il 27 ottobre del 2013 a Santa Marta: durante il periodo di monitoraggio la concentrazione di polveri sottili superò il valore limite giornaliero per la protezione della salute umana per 10 giorni su 51 (20%). Nello stesso periodo alla stazione Arpav di Sacca Fisola i superamenti furono nella misura del 10%, in via Tagliamento del 6% e al parco Albanese della Bissuola del 12%.

Lo studio di Ca’ Foscari. Uno studio presentato da Ca’ Foscari nel 2014 e realizzato nell’ambito di una serie di progetti di ricerca finanziati dal programma europeo Med spiega come, tra il 2007 e il 2012, le polveri sottili legate al passaggio delle grandi navi siano scese del 26% nonostante l’aumento del traffico navale, soprattutto quelle ad alto tonellaggio. «Sono state analisi molto precise», spiega Andrea Gambaro, professore associato a Ca’ Foscari, responsabile del progetto di ricerca, «precedenti, durante e dopo il passaggio delle navi. La prova che carburanti puliti e motori nuovi non sono certo l’uovo di colombo ma possono dare un contributo alla riduzione delle polveri».

Blue Flag/banchine elettrificate. E in questa direzione va l’accordo Blue Flag, che nel 2016 è stato rinnovato dalle 34 compagnie di crociera che operano in laguna. Un altro passo importante, in questa direzione, potrebbe arrivare dall’elettrificazione delle banchine che permetterebbe alle navi in sosta, quelle di ultima generazione, di ricevere la corrente da terra senza dover tenere accesi i motori per alimentare i generatori di bordo. Progetto annunciato da Vtp (Venezia Terminal Passeggeri) nel 2013, con un investimento da 20 milioni di euro, che però non è mai partito. E pensare, annunciò la stessa Vtp, che permetterebbe di abbattere di oltre il 30% delle emissioni di CO2 e di più del 95% degli ossidi di azoto e del particolato.

E gli altri? Prendiamo il caso di Barcellona, raccontato ieri da The Medi Thelegraph, prestigiosa rivista di settore. Nella città catalana, con l’introduzione di gas liquido naturale, sia per le navi che per i camion, si prevede di ridurre dell’80% le emissioni di gas nocivi in una città in cui il Porto è responsabile dell’1,5% delle emissioni di polveri sottili.

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