L’assessore di Barcellona «Chiusi 615 appartamenti»

La linea dura di Agustí Colom Cabau: dal marzo scorso abbiamo messo i sigilli agli abusivi, multe da 600 mila euro ad Airbnb e HomeAway. E non è finita

L’impatto del turismo sulla città è stato tra i primi problemi affrontati dall’alcaldesa di Barcellona, Ada Colau, diventata sindaca nel giugno del 2015. Suo braccio destro, per la stesura di un Piano strategico per il turismo, è l’assessore Agustí Colom Cabau, docente di economia nell’Università di Barcellona (Ub).

A Barcellona come a Venezia il turismo è una ricchezza e un problema. La vostra prima mossa è stato congelare le nuove licenze per alberghi e appartamenti turistici: perché lo avete fatto?

«È una moratoria cautelare e provvisoria, prevista dalla legge e necessaria per poter fare una radiografia della città e dei suoi quartieri. Siamo al lavoro per mettere un freno a una crescita senza limiti perché fino a ora potevano aprire alberghi in tutta la città, escluse alcune piccole zone. Stiamo lavorando a un Piano speciale urbanistico degli alloggi turistici (Peuat)».

La moratoria delle licenze però non risolve il problema dell’offerta di appartamenti sulle piattaforme digitali. Qual è la vostra posizione?

«Con il piano straordinario contro gli appartamenti affittati ai turisti in modo illegale, avviato a marzo, sono già stati chiusi 615 appartamenti senza licenza, 418 dei quali grazie ai lavoro dei visualizadores, un gruppo che verifica in situ la destinazione degli appartamenti. Inoltre sono previste multe, fino a 30 mila euro, nei confronti delle nove piattaforme che non forniranno le informazioni che il Comune chiederà e non smetteranno di pubblicizzare appartamenti senza licenza».

E come reagiscono le piattaforme?

«In alcuni casi questa normativa non è rispettata. È il caso delle piattaforme Airbnb e HomeAway, che sono quelle che hanno il maggior numero di appartamenti illegali, e che continuano a presentare annunci di alloggi senza licenza e non forniscono i dati di questi appartamenti. Per questo il Comune le ha sanzionate, una sanzione ritenuta molto grave dalla Legge sul turismo della Catalogna. Visto che avevano già ricevuto una multa uguale nel dicembre del 2015 per lo stesso motivo, ora devono pagare il massimo previsto: 600 mila euro».

Che rapporto c’è fra turisti e residenti?

«Sempre di più l’alto numero di turisti si sta trasformando, in molti quartieri, in un problema per i residenti. Da un’indagine che abbiamo fatto attraverso seimila interviste per la prima volta il turismo viene segnalato come il secondo principale problema della città, superato solo dalla disoccupazione e della precarietà lavorativa. Il turismo è il principale problema per l’8,1% degli intervistati. Inoltre l’inchiesta sull’attività turistica della città segnala che nonostante il voto dei turisti alla città sia alto (8,6 su 10) il 58% pensa che Barcellona accoglie troppi visitatori e che c’è troppa confusione per accedere ai luoghi turistici più significativi».

A Venezia si discute di spopolamento. Il centro storico di Barcellona ha lo stesso problema. Qual è la vostra risposta?

«Lotta agli appartamenti turistici illegali e promozione dei canoni sociali d’affitto. Uno studio realizzato dal Comune quantifica per la prima volta il numero degli appartamenti turistici, e come hanno influito sul prezzo nel mercato degli affitti. Su 15.881 appartamenti turistici 9.606 hanno regolare licenzia, gli altri no, quindi si suppone che il 39,5% dell’offerta sia illegale. I dati indicano inoltre che gli affitti turistici rappresentano il 7,7% del totale e per i proprietari, a secondo dalla zona, si traduce in entrate tra le 2 e le 4 volte superiori rispetto agli affitti convenzionali. È chiaro che, nei quartieri dove la rendita è più elevata, gli appartamenti passano dal mercato dell’affitto convenzionale a quello turistico. E la restrizione dell’offerta degli affitti convenzionali ne aumenta il costo».

Il Comune sta lavorando a un piano strategico per il turismo (2016-2020) dando voce alle comunità locali. Comefunziona?

«Il piano rappresenta un nuovo processo di pianificazione, riflessione e conoscenza sul turismo e i suoi effetti sulla città. La fase delle proposte si concluderà questo mese. Per la prima volta il governo della città ha creato un organo di partecipazione (El Cosejo de Turismo y Ciudad, ndr) per dibattere, in modo permanente, sul turismo, con un’alta rappresentanza delle associazioni dei quartieri, e dei rappresentanti dei lavoratori ed è presieduto dal sindaco. I documenti che approva non sono vincolanti, però sono la base di partenza per il Comune che deve prendere le decisioni».

Ma come si fa a passare da un turismo di massa a un turismo in armonia con la città?

«Oltre al citato Peuat, un’altra linea di lavoro è data dal mettere ordine all’arrivo dei bus turistici, noi ad esempio stiamo lavorando a una zona per fermare i bus nei pressi del Montjuïc. Tra le altre cose stiamo proponendo un nostro sistema di certificazione, Biosphere-Barcelona, per valorizzare le attività che rispettano determinati parametri sociali e ambientali di rispetto per la città. Inoltre dobbiamo controllare e sanzionare tutte le attività che, sotto l’ombrello dell’innovazione e della tecnologia, portano de-regolamentazione delle attività e concorrenza sleale, che sia per gli appartamenti, il trasporto, le guide turistiche o qualsiasi altro tipo di attività».

Non c’è il rischio che il turista di qualità sia sinonimo di turismo ricco rischiando di tagliare fuori, ad esempio, i più giovani?

«Noi infatti non parliamo mai di turismo di qualità, ma di un turismo migliore, responsabile e sostenibile, cercando di rendere soddisfatte tutte le persone che visitano Barcellona».

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