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San Donà, l'ex boss della mala del Brenta sgozza rivale in amore

Silvano Maritan, 69 anni, arrestato. Una coltellata alla gola domenica sera poco prima delle 20: ucciso Alessandro Lovisetto, 53 anni

di Giovanni Cagnassi
2 minuti di lettura

SAN DONA'. L’ex boss Silvano Maritan, 69 anni, ha ucciso il rivale in amore. Una coltellata alla gola e un uomo è morto ieri sera poco prima delle 20 a San Donà in pieno centro. È Alessandro Lovisetto, 53 anni di Zenson di Piave, ma residente a Musile, con vari precedenti penali.

LA SCENA DEL DELITTO. Teatro dell’omicidio la galleria Vidussi dietro il caffè Letterario dove l’ex boss della mala del Brenta Silvano Maritan ha avuto un tragico alterco con il pregiudicato che pare fosse un rivale in amore, dopo aver frequentato L. M., una ex di Maritan con la quale aveva ancora rapporti.

Felice Maniero e Silvano Maritan, amicizia e odio

IL CAFFE'. Silvano aveva da poco bevuto un caffè con un’amica in un locale della piazza per poi fare due passi e raggiungere corso Trentin, davanti alla filiale della Bnl. Una passeggiata che doveva essere tranquilla, ma è terminata con una violenza inaudita per un incontro forse casuale. Infatti si è trovato davanti all’improvviso Lovisetto, in pieno centro, non si sa se l’altro lo stava invece aspettando per chiarirsi. Da tempo c’era tensione tra loro, proprio perché Lovisetto aveva frequentato la sua ex quando il boss era in prigione. Lo stesso Maritan aveva raccontato di questa vicenda dopo che era tornato dentro la scorsa estate, denunciato dalla ex perché si era recato a cercarla per dei chiarimenti su dei soldi prestati.

LA LETTERA. Dal carcere aveva anche scritto una lettera per spiegare cosa fosse successo e protestare la sua innocenza. Dalla progione Maritan aveva velocemente difeso le sue ragioni nei confronti dell’ex compagna,che lo aveva segnalato alle forze dell’ordine per le minacce che avrebbe ricevuto. L’ex boss aveva raccntato di averle prestato dei soldi e che senza volerle fare del male aveva solo l’intenzione di arrivare a un chiarimento. L’incontro di ieri sera non poteva quindi che far scoccare scintille tra i due uomini rivali in amore.

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IL LITIGIO. Hanno iniziato a litigare e poi a spintonarsi. Non è chiaro chi avesse il coltello. Maritan è caduto a terra dopo aver preso un pugno. Si è alzato e a quel punto ha accoltellato Lovisetto. Due fendenti, uno dei quali alla gola. L’uomo dopo aver fatto qualche passo è crollato a terra nei pressi del parco Agorà, alle spalle del caffè Letterario gremito di ragazzi per l’aperitivo. L’allarme è scattato subito e i carabinieri sono arrivati poco dopo.

IL SANGUE. Maritan era ancora in zona, con le mani insanguinate. Raccolte alcune testimonianze i carabinieri lo hanno subito fermato e portato in ospedale per la medicazione e poi in caserma, posto in stato di fermo e interrogato. Il reato in questo caso è omicidio e saranno da chiarire altri aspetti legati al violento scontro e alla colluttazione fatale.

LE INDAGINI. Le prime tracce di sangue sono state trovate in galleria Vidussi, dove la vittima è stata accoltellata dopo l’alterco, quindi da lì è riuscita a dirigersi verso il caffè Letterario per cadere a terra in una pozza di sangue. Una scena terribile si è presentata davanti agli occhi dei clienti del bar che hanno visto l’uomo ormai privo di vita e hanno chiamato immediatamente i soccorsi e le forze dell’ordine. I carabinieri hanno notato subito le tracce di sangue e sono risaliti fino alla galleria dove probabilmente hanno trovato degli indizi fondamentali, forse il coltello del delitto e hanno provveduto a transennare l’area del delitto.

IL RICORDO. Chi ricorda, seppur vagamente, la vittima Alessandro Lovisetto è l'avvocato Luigi Fadalti, uno dei più noti penalisti di Treviso: «Ricordo questo nome e lo collego alle vicende della Mala del Brenta», spiega Fadalti, «e in particolare a dei processi per droga. Insieme a Maritan ricordo Antonio Poles, Fulvio Girardi che veniva chiamato il Califfo, i fratelli Cattelan. Gente che era cresciuta all’ombra di Felice Maniero, che aveva messo la sua abilità al servizio del crimine, certamente una spanna sopra tutti gli altri. Mi sorprende questo delitto, che non credo tuttavia legato alle vecchie vicende: penso sia piuttosto frutto di un impeto. Questa gente, che ha sempre ruotato attorno al Sandonatese e al Litorale, con l’arresto di Maniero è rimasta orfana inseguendo un mondo che non esiste più».

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