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Mestre, ristoratore di via Palazzo stroncato a 49 anni

Se ne è andato all'alba di ieri, senza fare rumore, Stefano Rampazzo dopo una giornata passata come al solito nel suo locale

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MESTRE. Se ne è andato all'alba di ieri, senza fare rumore, dopo una giornata, quella di martedì, passata come al solito nel suo locale, a lavorare, facendo due chiacchiere con i clienti e gli amici di sempre. Stefano Rampazzo, 49 anni, titolare della pizzeria Garibaldi di via Palazzo, era un'istituzione. Per la sua voglia di scherzare, la sua ilarità, il suo sorriso grande, quel ciuffo in testa che a volte colorava, quando l'occasione proprio lo richiedeva.

Tifoso del Mestre, sfegatato supporter della Juve, tanto da girare mezza Italia per seguire la sua squadra del cuore. La sua passione era il lavoro, ogni giorno, in pizzeria, accoglieva, amici, clienti, turisti sempre con il buon umore. Prima e sopra tutto, però, l'amore per le figlie. Il suo locale, ci teneva a dire, è il più antico di Mestre, perché esiste dal 1955, oltre sessant'anni. Ieri la notizia si è sparsa velocemente ma a bassa voce, sussurrata, quasi nessuno ci credeva. Perché il giorno prima Stefano era al suo posto, là, in via Palazzo, aperto come tutti i giorni.

Se ne è andato ieri, con tutta probabilità per un arresto cardiaco, la scoperta è arrivata in tarda mattinata. E adesso chi lo amava, dalla madre alle figlie ai famigliari stretti, è senza parole, con le lacrime agli occhi. Solo qualche giorno fa la riunione dei commercianti della strada, per organizzare le iniziative di Natale e ravvivare via Palazzo, le partite, le risate. Nel pomeriggio, sul profilo Facebook, i primi messaggi degli amici di cordoglio. «Non si fa così però, così non vale! Guardaci da lassù... nelle nostre rimpatriate ci sarai sempre». «Ti ricorderò sorridente mentre scherzavamo allo stadio durante la partita come domenica scorsa», posta un amico di tifo «Non si fa così Stefano, dovevamo tornare assieme al Baraccanà (come lo chiamavi tu) a sostenere la nostra squadra. Non ho parole, ciao cuore arancionero».

Tanti i ricordi, freschi, che risalgono solo a qualche giorno prima: «Venerdì mi hai mandato a remengo con il tuo sorriso e quel Forza Mestre con cui ci salutavamo sempre. Mi mancherai tanto. Sventola la sciarpa anche da lassù».

«Ciao Stefano, mi piace pensare che adesso ti stai facendo uno spritz con tuo fratello Loris, buon volo birichino simpaticone compagno di scuola». Anche Raffaele Speranzon, ha lasciato un ricordo via social: «Sono a pezzi, un altro caro amico mi ha lasciato. Buon viaggio Stefano. Condividevamo la fede politica e quella calcistica, porterò con me indelebile il ricordo del tuo sorriso cosi bello».

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