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“Ricordi e speranze” in cento fotografie

A San Leonardo in mostra le immagini scattate dai residenti. In rassegna anche un video inedito

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Cento fotografie e tre video, di cui due dell’epoca, quindi preziosissimi perché quarant’anni le cineprese erano poche e i veneziani, quel giorno, avevano altro a cui pensare. S’intitola “1,94 acqua alta. 1966-2016 Ricordi e speranze” ed è la mostra che sabato alle 11 sarà inaugurata in Sala San Leonardo, a Cannaregio, per iniziativa della Muncipalità di Venezia, Murano, Burano con la collaborazione di Confartigianato e #Veneziamiofuturo.

Una mostra corale, fatta di immagini che i cittadini scattarono perlopiù dalle finestre di casa, perché era impossibile uscire, e che mostrano due stati d’animo collettivi molto diversi tra loro: il primo, a volte divertito, con la spensieratezza dell’abitudine, durò fino alle 16 circa, quando pareva che fosse un’acqua alta, per quanto eccezionale, di passaggio; il secondo dopo le 16, quando i veneziani avvertirono nell’aria qualcosa di insolito e, per questo, di tremendo. Il cielo si chiuse, il barometro scese, iniziò a piovere mentre l’acqua alta ribolliva senza scendere.

«Da quell’ora in poi le facce dei veneziani cambiarono - ha raccontato il co-curatore Manfredo Manfroi alla presentazione della mostra ieri alla Scoleta dei Calegheri insieme al presidente della Municipalità Giovanni Andrea Martini e ai rappresentati di #Veneziamiofuturo.

Tra le foto, che saranno sistemate come in un vecchio album, ci sarà anche il video inedito di un veneziano che riprese l’avanzata del mare mentre era in vaporetto, nel tragitto da Santa Maria del Giglio a San Zaccaria. «Abbiamo invitato tutti i cittadini a inviarci fotografie, pensieri, ricordi» ha spiegato Martini «possiamo quindi dire che è la mostra di tutti i veneziani».

Una parte delle immagini è stata trovata negli archivi mentre altre sono arrivate direttamente dai cittadini.

La più eloquente è quella scelta per la locandina della mostra: un uomo va al lavoro con un valigetta in mano e un bambino in braccio, camminando a fatica in una calle deserta con l’acqua che gli sfiora la giacca. (m.pi.)

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