Venezia, Basilica di San Marco all’asciutto? «Basterebbero un anno di lavori e un milione»

Il nartece della Basilica di San Marco già bagnato quando l'acqua arriva a 65 cm

Progetto messo a punto dal nuovo proto Mario Piana e dall’ingegnere Paolo Campostrini:«Test positivi, è fattibile». Appello al Magistrato alle Acque e al Comitatone per lo stanziamento

VENEZIA. Sei miliardi di euro spesi per il Mose. Ma anche quando le dighe mobili saranno completate, Piazza San Marco continuerà ad andare sott’acqua. Sembra incredibile, eppure è così. I progetti per mettere all’asciutto la piazza, il punto più basso della città, sono stati abbandonati e solo in parte realizzati. Il nartece della Basilica, a quota 65 centimetri sul medio mare, viene allagato almeno 200 volte in un anno, per un totale di 900 ore. Adesso, in occasione del cinquantennale dell’alluvione, la Procuratoria di San Marco ha messo a punto un progetto per isolare dall’acqua l’ingresso della Basilica che sarà presentato la settimana prossima. Il nuovo proto di San Marco, l’ex dirigente della Soprintendenza Mario Piana e l’ingegnere Pierpaolo Campostrini, Procuratore di San Marco, hanno messo a punto un progetto per impedire gli allagamenti. «Il costo è relativamente basso, meno di un milione di euro», spiega Piana, «i tempi rapidi, forse un anno di lavori. Chiediamo che lo Stato si faccia carico di questi finanziamenti che ci possono consentire di mettere all’asciutto la Basilica».

Venezia, salvare la Basilica di San Marco dall'acqua alta si può: basterebbe 1 milione

L’idea è semplice. E consiste nell’isolare con delle valvole i canali di uscita e gli scoli dell’acqua piovana che in caso di marea sostenuta portano all’interno l’acqua dai tombini. In questo modo si recupererebbero almeno venti centimetri, in attesa degli interventi di isolamento sulla superficie della Piazza, all’esterno. «Vuol dire ridurre le acque alte dentro la Basilica del 70 per cento», dice Campostrini, «invece di andare sotto a 65 e dunque anche in condizioni di marea normale, l’acqua entrerebbero solo dopo aver superato gli 85. Trenta volte l’anno e non più 200; 200 ore invece di 900».

Tutti in coda per entrare in Basilica: oggi ingresso sommerso 200 volte l'anno (foto Interpress)

La settimana scorsa, nel giorno in cui è arrivata l’acqua alta a 95 centimetri, l’architetto e l’ingegnere hanno fatto le prove sul campo. Isolando i buchi di entrata. L’acqua non è entrata, e non sono stati verificati problemi. «Solo qualche infiltrazione», dicono i tecnici, «un fenomeno che può essere migliorato con l’argilla. Ma abbiamo verificato che il progetto è fattibile. Adesso contiamo sul finanziamento».

Un milione di euro dovrebbe essere stanziato dal Magistrato alle Acque e dal Comitatone. Nulla, rispetto ai 6 mila milioni spesi fino ad oggi per la grande opera. Ma un passo decisivo per mettere all’asciutto la Basilica. Del grande progetto presentato nel 1998 per l’isolamento di piazza San Marco (costo stimato allora circa 100 miliardi di lire, 50 milioni di euro), ne è stato realizzato solo uno stralcio. Il rialzo del Molo con la pavimentazione della Piazzetta. Acque alte ridotte ma non eliminate. Il resto dell’intervento era stato accantonato per difficoltà tecniche – soprattutto dalla parte delle Procuratìe Vecchie – si era fatto soltanto la riapertura dell’antico rio Batario, che mette in collegamento il Bacino Orseolo con il bacino San Marco. Ma anche il restauro dei masegni storici, quelli originali progettati da Andrea Tirali nel Settecento era stato sospeso. Così come la messa all’asciutto della Basilica.

Progetti nemmeno tanto costosi ma ritenuti forse non prioritari e troppo complicati. Non così all’indomani del 4 novembre del 1966. Allora la cripta della Basilica, a quota meno 18 sul medio mare, era stata completamente sommersa, con l’acqua che era arrivata a pochi centimetri dal soffitto. La Procuratoria di San Marco guidata da Ettore Vio aveva avviato i restauri e l’isolamento con tecniche allora di avanguardia. I lavori erano durati dieci anni, ultimati nel 1996. Da allora la cripta non ha più avuto acque alte. Adesso dovrebbe toccare al nartece. Un luogo splendido, con la pavimentazione antica, le sculture, i mosaici. L’acqua salsa di secoli non ne ha alterato le caratteristiche. Ma adesso la Procuratoria ha deciso di intervenire. «I soldi spesi per l’intervento», dice Piana, «consentiranno la conservazione e anche un notevole risparmio di lavoro per la posa delle passerelle, le pulizie, i restauri». Alla fine del 2017, prima del Mose, la Basilica dovrebbe essere all’asciutto.

 

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