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«Aqua granda? Mi arrampicai sulle finestre, avevo paura»

Venezia 1966, la testimonianza del fotografo della “Nuova venezia” Gianfranco Tagliapietra che espone al Caffè Florian e a Firenze

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VENEZIA. «L’acqua era altissima, quasi mi inseguiva in fondamenta. Non riuscivo a tornare a casa e ho dovuto arrampicarmi per le finestre». Franco Tagliapietra, fotografo dell’agenzia Interpress e della Nuova Venezia da molti anni, è uno dei testimoni dell’Aqua Granda.

Quel giorno aveva 23 anni e lavorava nello studio di un fotografo a San Cassiano. Sue alcune tra le più belle immagini dell’epoca. Scatti in bianco e nero che danno l’idea di una città in ginocchio, muta e silenziosa. Il ponte quasi travolto dalla marea, la barca a motore in bacino San Marco, le barche in campo San Luca, la marea che entra dalle finestre in una casa al piano terra di Cannaregio.

Foto storiche che adesso sarano esposte in una mostra al Caffé Florian di Piazza San Marco e contemporaneamente a Firenze, a partire dal 3 novembre.

Una due giorni che anche per chi è stato sul campo è difficile dimenticare. «Ricordo», dice Tagliapietra, «che l’acqua continuava a crescere, faceva paura. Mi feci prestare gli stivali lunghi da un amico, io non li avevo. E andai nel laboratorio fotografico, in calle del Cristo a San Cassiano, a tirare su la roba. L’acqua cresceva velocissima, in fondamenta di Cannaregio dove ero andato ad accompagnare la mia fidanzata sembrava inseguirmi».

Il grande lavoro scattò il mattino dopo, alle prime luci dell’alba. La marea invece di scendere e tornarsene in mare continuò a salire. «Un gruppo di amici mosse la barca a motore. Andammo in Piazza, per documentare uno spettacolo che non avevamo mai visto. Sopra i masegni c’era più di un metro d’acqua, le difese erano saltate. Al ritorno finì la benzina e tornammo a casa spingendoci sui muri del canale».

La forza delle immagini in bianco e nero e l’occhio del reporter. Scatti che mantengono intatta la loro forza di testimonianza di una giornata terribile per Venezia. Anziani bloccati dalla marea fuori casa. Abitanti dei piani terra disperati. Negozianti e artigiani che raccolgono quello che la furia degli elementi ha risparmiato.

«Un’esperienza che non dimenticherò mai», ricorda oggi Franco. (a.v.)

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