Hybrid Tower a Mestre, apertura a novembre

Il grattacielo di via Torino sarà inaugurato tra l’1 e il 3. I primi a insediarsi sono ristorante e bar, poi uffici e mini turistici

MESTRE. Dalla terrazza, a quasi 80 metri d’altezza, Venezia appare vicinissima a Mestre. I consiglieri comunali della commissione Urbanistica hanno visitato ieri per la prima volta la Hybrid Tower di via Torino che aprirà al pubblico tra il 1 e il 3 novembre. Il costruttore della Cervet, Francesco Fracasso, fa gli onori di casa e porta tutti sul tetto del grattacielo, al diciannovesimo piano. Poi si scende un poco alla volta, La terrazza sarà abbellita con un giardino verticale e un gazebo climatizzato per ospitare pranzi ed eventi tutto l’anno.

La data di apertura. Le aperture sono scaglionate: slitta ai primi giorni di novembre, tra l’1 e il 3, l’apertura degli spazi al diciottesimo e diciassettesimo piano che ospitano il ristorante giapponese Aki e il Cocktail lab. Ottanta posti nel ristorante giapponese, cena al prezzo minimo di 60 euro (vini esclusi) a testa, con un piccolo spazio per l’attesa o un drink veloce. Sopra lo spazio per cocktail e un “cicheto” di classe con prezzi da 7 euro in su.

Apre la Hybrid Tower di Mestre

Gli altri piani. A fine anno aprirà il sushi bar, più economico, al primo piano. Per la primavera 2017 la torre si animerà: arriverà il centro medico, con palestra di osteopatia e clinica estetica al secondo e terzo piano più ammezzato. Per fine anno sarà consegnata al Comune anche la nuova sala prove Monteverdi, sul lato sud. È una parte del beneficio pubblico previsto dagli accordi con il Comune.

Torre ibrida. Hybrid come ibridazione: gli uffici e gli appartamenti non vengono venduti ma dati in gestione. Gli uffici vanno ad una società milanese specializzata in coworking mentre gli appartamenti sono diventati 19 mini turistici a norma di legge regionale (38 metri quadri l’uno). Come mai, chiedono i consiglieri: «Li affidiamo a gestori per garantire una frequentazione continua. Per vendere, bisognava trovare almeno cinque acquirenti pronti a spendere uno o due milioni di euro», ammette Fracasso. Di questi tempi è difficile.

A Mestre progetti per quattro nuove torri e 86 mila metri quadrati

Investimento. Costruire la torre sopra l’ex deposito Actv di via Torino è costato 17 milioni. La giunta precedente ha drasticamente ridotto le cubature e il costruttore è stato d’accordo: meglio un grattacielo, il primo di Mestre così alto. Alcune scelte estetiche lasciano qualche dubbio: la hall piccola, le scale con effetto cemento, la colorazione esterna a graffi neri solo sulla parete nord. Ma per gli allestimenti dell’area ristorazione si sono spesi ben 800 mila euro, tra arredi, cucine, bellissimi lampadari di vetro di Murano.

La società del food. «Apriremo ristorante e bar a cena 7 giorni su 7, più avanti anche a pranzo. Diamo lavoro ad una trentina di persone, tutti a tempo indeterminato e per ora occupati al ristorante temporaneo di Corte Legrenzi che terremo aperto offrendo una cucina con influenze world e dell’Asia arricchita da sake, vino, birre artigianali, cocktail mescolati». Scelte di classe che piaceranno a Mestre? «Crediamo che questa offerta sia ottima ovunque. Specie per Mestre su cui puntiamo moltissimo», dice Andrea Capuzzo che lavora per la Htm Food and beverage , società fondata dalla figlia di Fracasso, Francesca, dal gestore dell’hotel Ambasciatori, Davide Cori, dall’imprenditore calzaturiero Giuseppe Baiardo e Matteo Hu, gestore dell’ex City, ora Aki.

Attrarre turisti. La torre sarà un forte attrattore. «Stiamo già stringendo accordi con alberghi a 5 stelle veneziani per portare qui la clientela. Il ristorante avrà una qualità pari a locali milanesi, dal YoYo al Nobu», insiste Fracasso. La posizione è strategica: in via Ca’ Marcello sono in arrivo alberghi e ostelli di catene tedesche ed austriache.

Cosa manca. Mancano all’appello i 44 alloggi convenzionati che la Cervet deve costruire a fianco della torre. Manca il gestore. I vigili hanno stoppato il mega schermo da 200 metri per le pubblicità sulla parete sud. «Disturba, dicono. Spero cambino idea», spiega Fracasso. E il 25 novembre in conferenza di servizi si chiude la partita bonifiche.

Un simbolo. Sulla terrazza i consiglieri comunali guardano verso Venezia e restano colpiti. Tutti scattano foto. «Un simbolo di rigenerazione urbana», sottolinea Andrea Ferrazzi. «Simbolo, con la terrazza del Fondaco, della città moderna e metropolitana che dialoga con la città antica», dice Nicola Pellicani. «Un collegamento ideale con il campanile di San Marco», aggiunge il fucsia Maurizio Crovato.

 

Polpette di cavolfiore con curcuma, uvetta e anacardi

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi