«Nessun abuso, vado avanti serena»

Zaccariotto, rinviata a giudizio, resta fiduciosa: quattro anni difficili, ma le due assoluzioni sono un segnale importante

Dai quattro anni di indagini, intercettazioni, testimonianze, è uscita provata, ma non abbattuta. Francesca Zaccariotto, assessore a Venezia, ex sindaco di San Donà e presidente dell’ex Provincia di Venezia, resterà al suo posto a fianco del sindaco Brugnaro dal quale ha ricevuto le deleghe. Il rinvio a giudizio nell'ambito del processo per l'incarico dato al pregiudicato sandonatese Luciano Maritan, quando era sindaco in riva al Piave, non la rende incompatibile e quindi lei va avanti. Sempre che Brugnaro non decida diversamente essendo lui il depositario delle decisioni in merito ai suoi assessori.

All'indomani del rinvio a giudizio, e della assoluzione per Maritan e la dirigente comunale di San Donà, Eugenia Candosin, che hanno scelto il rito abbreviato, Zaccariotto si prepara ad affrontare ancora mesi difficili che la separano dal processo in aula di nuovo davanti al giudice.

«Una questione di rito e procedura», scandisce l'assessore Zaccariotto, «dopo quattro anni davvero difficili in cui la mia vita e quella della famiglia sono state messe a nudo. Certo, le due assoluzioni sono un segnale importante. Ci sono state mille intercettazioni e non è stato trovato nulla. Io sono andata avanti sempre a testa alta, consapevole di essere stata onesta, trasparente e corretta. Questo mi ha dato la forza necessaria per non crollare. Ora ci sono due sentenze a mio favore, quella di gennaio e queste in fase preliminare che hanno confermato quella di gennaio. Non si dà luogo a procedere su capi di accusa che non sussistono, con assoluzioni piene. Non c'è stato abuso né istigazione. Su cosa discutiamo?».

Zaccariotto, dunque, mantiene il controllo e cerca di conservare le forze anche se in questi anni ha dovuto subire di tutto, accuse e illazioni di ogni genere. Il lavoro in giunta a Venezia non deve però confondersi con queste vicende giudiziarie, fa capire, e le due cose sono ben separate. Ma se tornasse indietro non cambierebbe nulla e di fronte a certe scelte di sente serena.

«A San Donà facevo il sindaco per 12 ore al giorno», ricorda la Zaccariotto, «ricevevo tutti, davvero tutti, più dei servizi sociali. Sfido chiunque a dire che non ha avuto un appuntamento nel mio ufficio, direttamente con me. Maritan si è presentato una volta nel mio ufficio, prima non lo avevo mai conosciuto se non per le sue vicende penali di dominio pubblico. Io non ho discriminato nessuno, per la sua provenienza, il colore della pelle, il suo passato. Lui è stato come gli altri, ha avuto un incarico di guardia parchi, 150 ore con me sindaco, 1500 euro di voucher. Poi era seguito dai servizi sociali dai quali ha percepito altri 1800 euro. Tutto qui. Per questo sto vivendo una tortura, ma voglio arrivare fino in fondo ora che la strada è già spianata dalle precedenti sentenze. Credo nella onestà e nella giustizia e lo farò sempre, anche se su di me più di qualcuno ha fatto illazioni terribili per una donna, una mamma, e solo sul sentito dire. Non so come queste persone riescano a dormire la notte».

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