Tecnologie a confronto per salvare l’acqua

Tra gli stand di Watec 2016: una vetrina per alcuni espositori, ma non tutti promuovono la location

Tra conferenze, incontri su appuntamento e ospiti da tutto il globo, Watec, l'esposizione internazionale sulle tecnologie per il trattamento delle acque ed il controllo ambientale che da mercoledì occupa gli spazi l'ex padiglione Aquae di via Galileo Ferraris, a Porto Marghera, è arrivata oggi alla sua terza e ultima giornata. Ma già ieri pomeriggio, tirando le prime somme, era chiaro come la fiera veneziana viaggiasse a due diverse velocità: mentre, infatti, per alcuni espositori la mostra-convegno ha rappresentato un'importante vetrina, capace di favorire collegamenti e contatti con partner e clienti anche esteri, per altri la presenza nel Pala Expo Venice si è rivelata meno fruttuosa del previsto, complice forse la scarsa pubblicità e il ristretto numero di partecipanti (qualcuno, raccontano dagli stand, ha anche scontato una certa difficoltà ad individuare la strada per raggiungere il padiglione).

La natura molto tecnica e poco pubblica dell'evento di Marghera ha infatti lasciato perplesse le aziende più abituate alle fiere tradizionali da migliaia di visitatori, ma è anche vero che ha lasciato più spazio a progetti particolari e i meeting “business to business” su appuntamento si sono rivelati estremamente utili per chi cercava di ampliare il suo raggio di influenza; è il caso, ad esempio, dei sudafricani di Resotec Water, che in laguna hanno presentato le loro tecnologie per la raccolta e depurazione dell'acqua atmosferica che già servono una ventina di villaggi in Africa; vi sono poi gli specialisti di Utilis, che con i loro rilievi satellitari permettono a chiunque di individuare perdite semplicemente consultando una app sullo smartphone. E il gruppo Ega, arrivato a Venezia con dei nuovi macchinari di desalinizzazione poco più grandi di un frigorifero e ancora non presenti sul mercato

Un angolo piuttosto consistente era infine dedicato a grandi aziende internazionali, come Danieli, che con i suoi sistemi di trasferimento idrico tra acquedotti pubblici e impianti industriali vanta ormai un tasso di perdita pari a zero. Sul fronte convegni, invece, ieri sul palco della sala conferenze, oltre al secondo intervento dell'ex ministro Corrado Clini, che ha esposto il “caso Venezia” come esempio della gestione degli allagamenti, si sono alternati i rappresentanti di università e laboratori di ricerca di tutto il mondo e i portavoce di enti e istituzioni locali (da Coldiretti ai consorzi di bonifica), per discutere di agricoltura sostenibile, acqua e finanza, perdite idriche e cambiamenti climatici.

A margine della fiera, però, resistono le polemiche per la presenza di Israele, la cui partecipazione all'evento è stata giudicata inopportuna da diversi gruppi di attivisti veneziani, che contestano alle aziende che operano in Cisgiordania e sulla Striscia di Gaza di sottrarre le risorse idriche alle popolazioni palestinesi.

Giacomo Costa

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