«I veneziani pretendano azioni concrete per la città»

«La ricerca della ricchezza materiale sta portando alla perdita di un’altra ricchezza che nei secoli ha reso Venezia speciale». È iniziato così il primo di una serie di incontri promosso dal...

«La ricerca della ricchezza materiale sta portando alla perdita di un’altra ricchezza che nei secoli ha reso Venezia speciale». È iniziato così il primo di una serie di incontri promosso dal civatiano gruppo Possibile e introdotto ieri nella Scoletta dei Calegheri da Pierpalo Scelsi che ha annunciato già il secondo, sul futuro di Marghera, il primo ottobre. Per oltre due ore si sono susseguiti gli interventi dei portavoce di associazioni (Lidia Fersuoch di Italia Nostra, Marco Gasparinetti del Gruppo25Aprile, Giuseppe Tattara di No Grandi Navi, Luciano Mazzolin di Ambiente Venezia) alla presenza dell’europarlamentare Elly Schlein di Possibile, venuta per capire come poter agire a livello europeo. Dall’incontro è emerso che sono proprio i veneziani gli unici che possono davvero pretendere che si passi all’azione: «Fino a quando saranno Celentano o Settis a dire cosa bisogna fare», ha detto Gasparinetti, «il sindaco, che tra l’altro risiede a Mogliano, si sentirà legittimato a rispedire le osservazioni al mittente come ha sempre fatto, dicendo che i veneziani lo hanno votato. Ma quando la voce verrà da chi abita la città dovrà dare delle risposte. Prima di chiedere poteri speciali il sindaco dimostri di saper usare quelli che ha».

Il dibattito ha toccato alcuni punti nevralgici. Fersuoch ha raccontato del ruolo chiave di Italia Nostra nel denunciare per prima all’Unesco la situazione in cui versava la città, anticipando la prossima battaglia all’orizzonte: «Il sindaco», ha sottolineato Italia Nostra, «ha detto che Forte Sant’Andrea diventerà polo del lusso, ma quello è un bene storico che dovrebbe andare ai Musei Civici». Gasparinetti ha raccontato la nascita del movimento #Veneziaèilmiofuturo che ha sostenuto Italia Nostra e ha anticipato, con la manifestazione dello scorso 2 luglio, l’ultimatum dell’Unesco arrivato il 14 luglio. Seguitissimo l’intervento di Tattara che ha esposto nei minimi dettagli la situazione (grave) dell’inquinamento in città che ha portato alla petizione (2014/2288) arrivata al Parlamento Europeo. Nel testo si denuncia che il piano per la tutela dell’inquinamento non corrisponde alle direttive 2008/50 e si chiede che ci sia l’obbligo dei filtri per qualsiasi tipo di imbarcazione e trasporto. Più volte sono state chiamati in causa Comune, Regione e Stato, istituzioni che rischiano di passare alla storia per lasciare che Venezia esca dal Patrimonio dell’Umanità. (v.m.)

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