Mose, sabbia e detriti. Le paratoie fanno flop

Al primo test dopo due anni il sistema non ha funzionato. Danneggiate anche due alette in acciaio. Il commissario Magistro: "Stiamo rimediando"
 Le cerniere arrugginite cuore del sistema a rischio

VENEZIA. Sorpresa: le paratoie del Mose non si alzano. Dopo oltre due anni di inattività detriti e sedimenti hanno bloccato il meccanismo. E al primo test di sollevamento il sistema ha fatto flop. Ammissioni e imbarazzi al Consorzio Venezia Nuova per il nuovo incidente che rischia di compromettere la credibilità del sistema. «Stiamo accertando quanto successo e abbiamo predisposto un sistema di monitoraggio continuo e di pulizia dei cassoni», dice il commissario Luigi Magistro. Perché il Mose è un sistema progettato per stare sempre sott’acqua. Gli alloggiamenti delle paratoie, gli enormi cassoni in calcestruzzo posati sui fondali, sono dotati di pompe che dovrebbero soffiare via le sabbia e impedire blocchi. Ma non è successo.

Dopo la grande cerimonia-inaugurazione della primavera 2013, alla presenza del ministro Lupi, del governatore Zaia e del sindaco Orsoni, ma anche di tutti gli alti funzionari del ministero dei Lavori pubblici, le paratoie sembravano ultimate. Ma poi l’inchiesta e gli arresti hanno bloccato l’attività. L’ultimo test è stato fatto alla fine di maggio. L’ingegnere Francesco Ossola, commissario che si occupa della parte tecnica del governo del Consorzio, aveva salutato l’impresa come positiva, sottolineando il valore del test compiuto per la prima volta dal Consorzio, sotto la direzione dell’ingegnere Viviana Ardone. Prove che secondo i tecnici avevano dato «buon esito, passo importante verso la realizzazione del progetto Mose».

Ma con il passare delle ore è emersa l’amara verità. Due paratoie non hanno funzionato, non si sono nemmeno alzate. Poi per tornare sott’acqua la presenza dei detriti ha provocato un danneggiamento delle due alette in acciaio. Insomma, un disastro. Incidente che si somma ai tanti dell’annus horribilis 2015, con lo scoppio del cassone, l’allagamento, la rottura della porta della conca di Malamocco. Che pone inquietanti interrogativi sul funzionamento dell’opera e in particolare sulla manutenzione futura.

Non è difficile capire che un sistema che sta sott’acqua ha bisogno di manutenzione continua. Sabbie e detriti accumulati dalla corrente si incastrano nei meccanismi bloccandoli. Dunque la grande spesa della manutenzione, valutata fino a 80 milioni di euro l’anno, non dovrà soltanto coprire lo smontaggio periodico, la pulizia dalle incrostazioni e dalle alghe e la verniciatura delle 79 paratoie del Mose ancorate sotto le tre bocche di porto. Ma anche la pulizia continua dei fondali e delle intercapedini dove la corrente accumula sabbia e detriti. Un lavoro infinito e delicato. Se non viene fatto, come ha dimostrato l’ultimo incidente, il Mose non funziona.

Non è più teoria ma urgenza. Dal momento che a fine mese arriveranno dal cantiere croato di Spalato (Brodosplit) le ultime paratoie da montare in ottobre alla bocca di porto di Malamocco. Occorre dunque prevenire quello che potrebbe succedere con la mancata manutenzione. Un punto per cui la vecchia gestione aveva pensato di rimediare con la costruzione di una sofisticata macchina per la pulizia subacquea del costo di 30 milioni. Progetto ritenuto troppo costoso e bocciato dai commissari. Anche sulla base dell’esperienza di altre due macchine volute dal Consorzio ai tempi in cui il Magistrato pagava spese e richieste a pie’ di lista senza controlli. Due jack-up, navi attrezzate per la rimozione delle paratoie, dal costo di 110 milioni. Se n’è costruita una sola, che non ha mai preso il largo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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