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Rubò il calice di don Armando, denunciato

Musile. Identificato il sandonatese di 25 anni che si impossessò del prezioso ricordo del parroco

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MUSILE. Un furto che sa di blasfemia. È il furto di un calice d’oro commesso all’interno della chiesa “Natività della Beata Vergine Maria” di Caposile nel comune di Musile di Piave.

Si tratta del calice appartenuto al compianto don Armando, per decenni parroco di Caposile, figura di riferimento spirituale per tutta Musile, guida di intere generazioni grazie alla simpatia e saggezza. Il furto era stato compito a fine luglio e da allora non si è più saputo nulla.

La notizia del furto era rimasta chiusa all’interno della chiesa parrocchiale, in attesa dell’evolversi delle indagini che hanno condotto dritti al colpevole che non ha potuto giustificare il possesso del prezioso oggetto di grande valore, simbolico soprattutto per il ricordo che rappresenta.

G.N., 25enne di San Donà, pregiudicato, volto noto alle forze dell’ordine perché già responsabile in passato di altri furti simili è stato rintracciato e denunciato dai carabinieri per furto. I militari della stazione di San Donà, dopo un’intensa attività d’indagine, sono riusciti a risalire al pregiudicato sulla base dei risultati investigativi incontrovertibili. Hanno allora chiesto e ottenuto dal magistrato un decreto di perquisizione domiciliare che ha permesso di trovare la refurtiva nella sua abitazione. Il furto risale in realtà al 28 luglio.

Il parroco della chiesa di Caposile è arrivato di persona agli uffici della stazione di San Donà per sporgere formale denuncia di furto del calice del valore di 500 euro. Si trovava in sagrestia, quel calice che in passato era stato regalato dall’amministrazione comunale di Musile al compianto parroco Don Armando Durighetto per il suo 99° compleanno. Un ricordo importante per la chiesa e per tutta la frazione, così affezionata al suo parroco. I militari hanno ascoltato i testimoni che quel giorno si trovavano nella parrocchia. Sono giunti così ad alcuni sospettati stringendo il cerchio. Erano tutti stati notati in zona e alla fine i militari hanno chiesto e ottenendo una perquisizione domiciliare nei confronti di quello che poteva essere il materiale autore.

I sospetti si sono concentrati su uno di questi giovani perché conosciuto in quanto in passato aveva compiuto altri reati simili.

Giunti nell’abitazione del 25enne, hanno subito ritrovato il calice che è stato sequestrato in attesa di ulteriori disposizioni dell’autorità giudiziaria lagunare per sua restituzione alla chiesa. (g.ca.)

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