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Stupro etnico a Mestre, era tutto inventato

Episodio segnalato a gennaio in via Piave da una 29enne che accusa tre stranieri

MESTRE. «Stupro etnico», hanno gridato da più parti quando la ragazza aveva raccontato di essere stata caricata a forza in auto da tre stranieri di colore e poi violentata dagli stessi. L’episodio in via Piave a Mestre intorno alle 15. Un racconto che secondo la polizia, fin dall’inizio, era pieno di contraddizioni. Alla fine la giovane ha ammesso di essersi inventata tutto. Nessuna violenza sessuale e nessun stupro etnico. E le polemiche all’improvviso sono svanite.

Tutto inizia quando Sebas ...

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MESTRE. «Stupro etnico», hanno gridato da più parti quando la ragazza aveva raccontato di essere stata caricata a forza in auto da tre stranieri di colore e poi violentata dagli stessi. L’episodio in via Piave a Mestre intorno alle 15. Un racconto che secondo la polizia, fin dall’inizio, era pieno di contraddizioni. Alla fine la giovane ha ammesso di essersi inventata tutto. Nessuna violenza sessuale e nessun stupro etnico. E le polemiche all’improvviso sono svanite.

Tutto inizia quando Sebastiano Sartori di Forza Nuova, a fine gennaio, racconta che ci sarebbe stato uno stupro in pieno giorno in via Piave. Per Sartori si tratta di "stupro etnico" e accusa prefetto e questore di aver nascosto la notizia e in sostanza di coprire gli stupratori. In molti commentano sui social questo grave episodio, gridando e chiedendo pene esemplari per i violentatori. E questo anche se la poliza aveva fatto capire che c’erano parecchi lati oscuri da chiarire.

È venerdì 22 gennaio. Si presenta all'ospedale civile di Venezia una giovane di 29 anni. È insieme al padre. Dice di essere stata rapita e caricata di forza in auto da tre stranieri di colore in via Piave e intorno alle 15. Quindi l'avrebbero portata in zona Marghera dove, in un parcheggio, l'avrebbero violentata a turno. Alla fine sarebbe stata abbandonata in un parcheggio nei pressi di via Ulloa. I medici chiamano la polizia e la sottopongono ad accertamenti.

Se da una parte appurano i segni di un rapporto sessuale, dall'altra non trovano tracce di violenza. La Squadra mobile inizia le indagini. Molti particolari raccontati dalla giovane però sono contraddittori e con il passare del tempo gli investigatori cominciano ad avere forti perplessità sul racconto, a iniziare dal fatto che alle 15, in via Piave e nel punto indicato dalla giovane, difficilmente sarebbe passato inosservato il fatto che qualcuno cercava di caricare di forza una donna sul sedile posteriore dell'auto.