Idrogeno, il futuro possibile in laguna

Nel Piano nazionale per la mobilità c’è il progetto di un distributore per barche e veicoli con motori «fuell cell»

Le premesse ci sono tutte, grazie all’Hydrogen Park e ai tredici anni di ricerca e sperimentazione in laguna di centrali elettriche e mezzi, a cominciare dalle imbarcazioni per finire con muletti e auto, alimentati ad idrogeno. Il sogno si potrebbe realizzare nel giro di pochi anni, trasformando parte delle aree industriali inquinate e abbandonate di Porto Marghera in un innovativo parco per la produzione di idrogeno dall’elettrolisi dell’acqua e un distributore per motori a fuel cell. Tutto con importanti ricadute sul porto e la nascita di un indotto di piccole e medie industrie che potrebbe davvero far rinasce Porto Marghera.

Il progetto. Nel Piano Nazionale per la mobilità a idrogeno, presentato nei giorni scorsi a Catania da Alberto Dossi - presidente di Sapio (azienda presente a Porto Marghera) e del Comitato Mobilità Idrogeno Italia, a cui aderiscono Hydrogen Park e la Regione Veneto - Porto Marghera si candida a diventare uno dei siti prioritari nei quali localizzare «un impianto di rifornimento per veicoli e imbarcazioni elettrici a cella di idrogeno».

«Mobilità Idrogeno Italia», spiega Dossi, «è nato per affrontare tutte le questioni tecniche, regolamentari e finanziarie ed è riuscita a ottenere dal ministero dello Sviluppo il mandato ufficiale per elaborare il “Piano nazionale di sviluppo delle infrastrutture per il rifornimento di idrogeno nei trasporti” in approvazione alla Presidenza del Consiglio e che sarà presentato all’Unione Europea in novembre».

Tredici anni di ricerca. Il consorzio Hydrogen Park di Marghera è nato nel 2003 per iniziativa di una gruppo di aziende come Enel, Sapio, Berengo, Arkema, Parco Vega, Venezia Tecnologie e Confindustria Venezia. Ora il consorzio rilancia l’idea di realizzare un distributore di idrogeno in laguna che in una prima fase potrebbe essere alimentato da idrogeno prodotto altrove, visto che quello di scarto che usciva dal ciclo del cloro del Petrolchimico e alimentava la centrale sperimentale di Enel è ormai chiuso da anni. In una seconda fase l’idrogeno potrebbe essere prodotto in loco con un impianto più potente alimentato da energia fotovoltaica per produrre l’idrogeno con elettrolisi dell’acqua, con un ciclo virtuoso dalla produzione di idrogeno con energie rinnovabili fino all’utilizzo con zero emissioni nocive.

I prototipi. Oltre alla centrale sperimentale dell'Enel (unica al mondo) l’Hydrogen Park ha messo a punto con Venezia Tecnologie un prototipo di barca da diporto lunga 7,5 metri con motore ad idrogeno. È quasi pronto (manca solo la tranche di finanziamento approvata dalla Regione ma non ancora liquidata) anche il vaporetto Alilaguna da 40 passeggeri lungo 15 metri “Hepic” costruito nei cantiere nautico Vizianello a Malcontenta. Inoltre, c’è il prototipo già realizzato da Sapio srl di un carrello elevatore da 20 tonnellate e c’è il furgone da trasporto con motore ibrido. Infine il progetto per motori ad idrogeno annunciato da Toyota al sindaco.

Due anni per il distributore. «Se si riuscisse a mettere in campo una collaborazione virtuosa fra privato e pubblico» sottolinea Mario Damiani, direttore operativo dell’Hydrogen Park «l'impianto di distribuzione del valore di unmilione e mezzo di euro circa, potrebbe essere realizzato entro due anni in un sito dell’area portuale, attingendo ai fondi comunitari, e potrebbe essere il primo in Italia con caratteristiche sia multi fuel (idrogeno-elettrico) sia di multimodalità per la mobilità acquea e su gomma, con importantissime e promettenti ricadute economiche nel territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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