Casaril, la cantieristica che vuole vivere: torna in acqua il cutter più antico dell'Adriatico

Luca Casaril eil suo cutter più antico che naviga in Adriatico

Varato sabato a Cannaregio una barca del 1901 restaurata dallo storico cantiere: diventerà una casa galleggiante

VENEZIA. La barca più antica che naviga in Adriatico trova a Cannaregio la sua seconda vita. Grazie all’arte e alla passione di Luca Casaril, uno degli ultimi squerarioli della città, il Cutter pilota Santa Maria Nicopeja, classe 1901, è tornato  a navigare.

«È la barca più antica che naviga in Adriatico», dice fiero Giorgio Supiej, presidente dell’associazione per la tutela della imbarcazioni storiche Arzanà. Una vera festa di quartiere ieri mattina nell’antico squero di San Girolamo. Con gli abitanti, gli amici, gli appassionati di barche d’epoca. E gli operai che hanno lavorato al prezioso restauro durato quattro anni. «4500 ore di lavoro», dice soddisfatto Casaril, 53 anni di cui una ventina passati a restaurare barche.

Il cutter dei primi del Novecento l’aveva ricevuto proprio da Arzanà, che l’aveva acquistato dalla famiglia Donà delle Rose. Una grande balena bianca che ormai sembrava destinata al disarmo. Invece la perizia di Casaril e dei suoi uomini l’ha riportata in vita. Finiture in tek, motori rifatti, albero delle vele alto 15 metri. Una dimostrazione di dove può arrivare la capacità dei cantieri veneziani. «Ci piace il nostro lavoro e avevamo chiesto alla nuova amministrazione una sola cosa: di poter continuare a lavorare», dice Casaril, «vogliamo restaurare barche antiche, costruirne di nuove in legno per i veneziani».

Luca Casaril eil suo cutter più antico che naviga in Adriatico

Sullo scalo dello storico cantiere (ex-Zennaro) è ricoverato anche il “Nuovo Trionfo”, l’ultimo trabaccolo di origini croate ancora in navigazione. Ha bisogno di cure e manutenzione. «Lo faremo al più presto», dice Casaril brindando alla sua nuova “creatura”. Da curare anche un altro trabaccolo - il Concordia - topette e sampierotte. Una delle ultime realtà che cerca di resistere, nonostante tutto. Per tramandare anche ai giovani apprendisti l’arte di restaurare le barche. Nessun aiuto, ma nemmeno ostacoli. Era quanto chiedeva Casaril in una intervista al nostro giornale, un anno fa. Da allora nessun segnale dalle amministrazioni. Solo il Demanio si è fatto vivo per comunicare l’aumento del canone di occupazione del cantiere e dello spazio acqueo, tra Sant’Alvise e Sacca San Girolamo: è stato “adeguato” da 6 mila a 45 mila euro l’anno. «Certo non è un aiuto», sorride il titolare, «avevamo chiesto noi stessi l’adeguamento. Ma quella cifra è davvero alta. Dicono che messo a posto, lo squero può valere. Ma intanto il moto ondoso si è mangiato un pezzo di riva e la manutenzione la facciamo noi».

Il "Nuovo Trionfo": il trabaccolo è la prossima "sfida" del cantiere Casaril

Sacrifici e passione che producono questi miracoli. La nuova Nicopeja, 22 tonnellate di stazza, sarà la casa galleggiante di Casaril e della sua famiglia.

 

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