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Ruba al bar dell’ospedale a processo insulta giudice

In manette un 26enne, sorpreso all’interno dell’Angelo con attrezzi da scasso e 180 euro in monete: condannato a 10 mesi per furto, rischia un nuovo giudizio

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ZELARINO. Ruba in ospedale, viene arrestato e durante il processo per direttissima insulta il giudice. Condannato, rimane in carcere.

In manette è finito N.A., 26 anni, bulgaro. Venerdì notte era entrato all’interno del bar “Vive Caffè” dell’ospedale dell’Angelo, in particolare era penetrato in uno stanzino adibito a ufficio, dopo aver divelto la porta utilizzando un grosso cacciavite. Ad arrestarlo è stata la polizia. Verso le 2.50, la sala radio della questura invia un equipaggio delle volanti all’ospedale dell’Angelo in quanto era scattato l’allarme antifurto del bar. Qui, uomini della Civis e personale dell’Ufficio manutenzione dell’ospedale avevano notato un uomo che, con una torcia, si stava aggirando all’interno del bar. I poliziotti, giunti sul posto, bloccano un giovane: tutto il bar era stato messo a soqquadro. Poco dopo giungeva sul posto un ulteriore equipaggio delle Volanti.

Accanto al fermato venivano trovati un grosso cacciavite in acciaio con manico in plastica, di circa 40 centimetri, nonché una torcia e un arnese in metallo tipo chiave multiuso. Addosso gli sono stati trovati 180 euro in monete, appena prese dalla cassa del bar. Il giovane a quel punto veniva arrestato per furto aggravato e porto di arnesi atti allo scasso.

Dopo l’arresto è stato trattenuto nella cella di sicurezza della questura in attesa del processo per direttissima che si è svolto ieri mattina. Dopo la convalida dell’arresto, è stato condannato a 10 mesi di carcere, con immediata applicazione della custodia cautelare in carcere.

Ma la sua situazione è peggiorata perché, non contento dell’arresto e della condanna, il giovane, in udienza, aveva un comportamento offensivo nei confronti del giudice. Atteggiamento che non passava inosservato e di conseguenza il giudice disponeva la trasmissione degli atti al Pubblico ministero per un ulteriore procedimento penale a carico dell’uomo.

Carlo Mion

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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