Laguna e Mose alla Città metropolitana

La rivoluzione nella fase operativa: ieri agli uffici dell’ex Magistrato alle Acque la lettera del direttore generale Guglielmi

Addio allo storico Magistrato alle Acque. Era nell’aria, annunciato e previsto da una legge di due anni fa varata dal governo Renzi all’indomani dello scandalo Mose. Adesso l’iter per il passaggio delle competenze dal Magistrato alle Acque (ridenominato Provveditorato alle Opere pubbliche del Triveneto) è entrato nella fase operativa. Ieri negli uffici di palazzo Dieci Savi, sede dell’organo periferico del ministero, è arrivata una lettera firmata dal direttore generale delle Infrastrutture Giovanni Guglielmi.

Per la prima volta il ministero indica quali uffici e competenze dovranno essere trasferiti in tempi brevi alla Città metropolitana. Un elenco piuttosto lungo, che richiama quanto stabiliva la legge 366 del 1963 quando aveva creato il nuovo Magistrato alle Acque. Oltre alla sorveglianza della laguna, al disinquinamento e alle concessioni il ministero prevede di cedere anche l’intera partita del Mose, con la sorveglianza dei lavori e l’ufficio tecnico. Non più un ufficio dello Stato a sovrintendere alle acque, dunque, ma l’ente locale con la nuova Città metropolitana adesso guidata dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Al nuovo ente, che ha sostituito la Provincia e ha sede a Ca’ Corner, saranno trasferiti oltre alle funzioni anche dipendenti e dirigenti di almeno cinque uffici, in totale una quarantina di persone sulle cento che fanno parte della struttura veneziana. Una battaglia vinta dal sindaco Brugnaro, che da tempo pressa il governo affinché il passaggio delle competenze sia fatto. E qualche critica da parte di esperti e puristi. «Se c’è stata corruzione si dovevano ruotare gli incarichi e cambiare i dirigenti», dicono, «un errore buttare via tutto». Dagli uffici del Provveditorato starebbe per partire una risposta al ministero con il «parere negativo» al trasferimento. Visto che il Mose si concluderà tra due anni con i suoi collaudi.

Ma ormai la «rivoluzione» è entrata nella sua fase operativa. Il direttore generale richiama nella sua lettera il decreto legislativo (articolo 18 comma 3) del 24 giugno 2014, approvato dal governo pochi giorni dopo gli arresti per corruzione del Mose che avevano portato agli arresti 35 persone, tra cui due ex presidenti del Magistrato alle Acque, Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva. Una funzione di controllo che non sempre era stata attuata come da normativa, a volte viziata da comportamenti vietati dalla legge.

La circolare di Guglielmi è l’ultimo atto prima della firma del Dpcm annunciato dal premier Renzi, che renderà legge il trasferimento delle competenze. «Attività propedeutica», la definisce il direttore generale, «in vista dell’ultima riunione convocata per la settimana prossima». La Città metropolitana si occuperà dunque della sorveglianza della laguna (articolo 3 della legge del 1963), dei lavori nell’ambito della conterminazione lagunare (articolo 6), degli scarichi e della qualità delle acque, delle autorizzazioni e concessioni sulle acque demaniali (articolo 10). Alla Città metropolitana passerà anche l’Ufficio della Polizia lagunare, che oggi ha l’incarico di sorvegliare il traffico e il moto ondoso nelle acque «non di competenza del Comune».

E infine anche la sorveglianza sul progetto Mose, insieme all’intero ufficio che se ne occupa. Toccherà adesso al dirigente dell’Ufficio salvaguardia, l’ingegnere Fabio Riva, decidere se passare alla Città Metropolitana o restare nel Provveditorato. Che continuerà ad occuparsi di lavori in ambito triveneto e di appalti, essendo stato identificato dall’Anac, l’Autorità anticorruzione, come la centrale unica degli appalti. Lavoro di tipo diverso, che occuperà i rimanenti 60 dipendenti dell’ex Mav. Una rivoluzione ormai alle porte. Che potrebbe portare con sé anche la riforma del Comitato, previsto dalla Legge Speciale del 1984. La laguna dipenderà dal Comune e non più dallo Stato.

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