Racconta gli scontri dei No Tav per la tesi. Condannata

Una studentessa di Ca' Foscari preparava lo studio di laurea in Antropologia per conto dell'Università sulle proteste no global. Per la Procura si tratta di "concorso morale"

VENEZIA. Per avere presenziato a una delle dimostrazioni dei No Tav in Val di Susa culminata in momenti di tensione, una studentessa di antropologia, impegnata a scrivere una tesi di laurea sul movimento, per l’università Ca’ Foscari, è stata condannata ier in tribunale a Torino a due mesi di reclusione con la condizionale. La ragazza è stata dichiarata colpevole di "concorso morale" in alcuni dei vari reati contestati dalla procura agli attivisti.

Gli scontri. La manifestazione risale all’estate del 2013 a Salbertrand (Torino), e cominciò come un volantinaggio, poi si concentrò contro la sede dell'Itinera, una ditta che forniva materiali per il cantiere del Tav, con il blocco di un camion e l’ingresso nel recinto, con alcuni episodi di imbrattamento con scritte del tipo “No Tav” e “Basta devastazioni”. Dopo quei fatti la procura torinese ha indagato una quindicina di ragazzi minorenni e una trentina di maggiorenni, trai quali la cafoscarina e un’altra ricercatrice.

Ca' Foscari. Per entrambe l’avvocato Valentina Colletta ha chiesto il rito abbreviato, convinta di poterle fare uscire dal processo. Per dimostrare infatti che la studentessa veneziana era lì per motivi di studio, ha presentato la sua tesi di laurea sui movimenti e un documento dell’’università Ca’ Foscari la quale affermava che la tesi prevedeva anche una parte di ricerca sul campo, e che la ragazza era in Val di Susa proprio per quel motivo. Tuttavia il pm Antonio Rinaudo ha affermato che la studentessa non si limitò ad osservare da semplice spettatrice, tanto vero che nella tesi racconta i fatti in prima persona plurale.

La condanna. Quello che per la difesa era un "espediente narrativo" era invece, per l'accusa, la prova del "contributo" alla dimostrazione. Per le stesse circostanze era imputata una ricercatrice di sociologia all'Università di Calabria (oggi supplente in un istituto tecnico a Torino) che però è stata assolta. «L’uso del noi nella tesi rappresentava una scelta stilistica», spiega l’avvocato Colletta, «quindi è assurdo che la ragazza sia stata condannata sulla base di questa osservazione. Anche perché i filmati dimostrano che entrambe le ricercatrici hanno sempre avuto un atteggiamento defilato rispetto alla manifestazione». Per la studentessa veneziana il pm aveva chiesto 9 mesi (non anni, come era stato scritto per un errore, di cui ci scusiamo). Dopo la laurea a Ca’ Foscari la ragazza ora si trova in Inghilterra. 

 
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