Un’altra multa per i libri

Dopo Teardo, colpito Buggio che li espone in Calle de l’Ogio

Dopo la multa a Franco Teardo per aver esposto i suoi libri sul muretto di San Basilio, ancora una volta la legge sembra impuntarsi contro la cultura. Da qualche mese la bottega di Luciano Buggio - sociologo e fisico autodidatta, ma anche falegname e inventore – è stata presa di mira dai vigili che hanno sollecitato Buggio a togliere gli scaffali con i libri che da oltre dieci anni fanno parte integrante della Calle de l’Ogio e del Caffettier, vicino a Rio Marin. Anche in questo caso i cittadini si sono indignati e hanno iniziato una petizione contro questo comportamento che è arrivata a ben 2300 firme.

L’ingiunzione sarebbe arrivata in quanto nel regolamento comunale non è previsto che ci siano nelle calli «scaffali con libri usati» e lo hanno invitato a togliere tutto. «Sono libri usati», sostiene Buggio, da 33 anni nella bottega, «che danno anche vita alla calle e alla città, sono a pelo della parete e non hanno mai disturbato nessuno. Da anni mi occupo di rimetterli in circolazione, le persone me li portano ed evito che vadano al macero. Se me li sequestrano, ho già detto che costruirò altri scaffali e metterò altri libri. Mi sembra un’assurdità».

Quando Buggio va in Tribunale per depositare una lettera con le motivazioni, gli dicono che non vale perché doveva essere presentata da un avvocato e di scrivere un memoriale. Le sue motivazioni sono esposte in grande all’ingresso della bottega dove costruisce oggetti di tutti i tipi, riciclando legno che andrebbe buttato via. I libri esposti sono venduti a 1 o 2 euro e vengono lasciati dalle persone. Buggio li raccoglie e con molta cura li espone: «Ho scritto nel mio memoriale che se me li togliessero, ricostruirei gli scaffali. Una trasgressione che per me è una vera e propria obiezione di coscienza. In un tempo in cui la cultura cartacea sta scomparendo, quella di rimettere i libri in circolazione è un’iniziativa encomiabile, che dà vita alla calle, in una città che non si deve lasciar morire e men meno contribuire a far morire». Ultimamente i vigili non sono più passati, ma Buggio vorrebbe che questa storia si chiudesse. «Non possiedo nulla», conclude, «solo le mie mani e il mio cervello. È questa la mia libertà». (v.m.)

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