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Per fare un buon prosecco serve un lombrico

Lo afferma l'Università di Padova: studio pubblicato sulla prestigiosa rivista "Plus One"

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Il lombrico Crodapebis 

PADOVA. Per fare un buon prosecco ci vogliono i lombrichi. No, non è una diceria popolare. Lo afferma addirittura l'Università di Padova, quindi con timbro di scentificità.

Non è un caso che le bollicine più amate necessitino di una particolare tipologia di terroir, e che una specie gigante di lombrico profondo scavatore sua diffusa particolarmente nelle zone di produzione del prosecco. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista «Plos One», descrive appunto una specie di lombrichi battezzata con l’acronimo Crodabepis (dal nome di alcuni studiosi della biologia del suolo), un enorme lombrico variopinto a bande carnicino purpuree che appartiene alla categoria degli scavatori.
Le ricerche sono state condotte da ricercatori dell’Università di Padova giudati dal professor Maurizio Paoletti del Dipartimento di Biologia e dai professori Andrea Squartini e Giuseppe Concheri del Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Università di Padova.

Maurizio Paoletti, direttore del Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova 

«Questi lombrichi – spiega il professor Maurizio Paoletti, responsabile dello studio – producono gallerie anche in profondità e vengono in superficie per nutrirsi, prevalentemente di lettiera in fase di decomposizione, e sono particolarmente attivi di notte quando piove. Questa categoria di lombrichi, profondi scavatori, ha modellato e continua a modellare la struttura dei suoli attraverso un legame stretto con batteri e funghi modulando il loro equilibrio e soprattutto governando la presenza di funghi patogeni, nocivi per le coltivazioni. La diffusione di questa specie endemica copre interamente l’area classica di produzione del prosecco e pertanto è verosimile che la tipologia del terroir di quest’area sia intimamente legata alla presenza di questi lombrichi.» Già nell’ultimo libro di Darwin nel 1881 si prendevano in considerazione le attività dei lombrichi e in particolare quelle del Lumbicus terrestris, la specie di profondo scavatore più diffusa. Origina da questo libro l’idea che i lombrichi producano l’humus e lavorino e trasformino così la natura dei suoli. A distanza di un secolo e mezzo è chiaro che i profondi scavatori hanno un ruolo fondamentale nel “guidare” l’attività del suolo di migliaia di forme batteriche e fungine. La ricerca lancia l’allarme su alcune pratiche diffuse nella viticoltura che causano danni ai lombrichi, quali l’eccessivo calpestamento del suolo, l’impiego di erbicidi dissecanti e soprattutto l’uso di fungicidi, e segnala l’importanza di migliorare le tecniche di coltivazione nel rispetto dell’habitat di questi lombrichi dai quali dipende la qualità di quei particolari terreni che danno i natali a uno dei vini più amati al mondo.
 

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