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Liberazione senza “Bella Ciao”

Portogruaro. Brano sostituito da “La leggenda del Piave”. Ma un gruppo di cittadini lo intona lo stesso

di Rosario Padovano
2 minuti di lettura

PORTOGRUARO. “Bella Ciao” non compare nella scaletta ufficiale delle celebrazioni del 25 aprile in piazza, a cantarla “a cappella” ci pensa un gruppo di cittadini. E a Portogruaro scoppia il caso. Rispetto all’anno scorso c’è stato un cambio nel protocollo voluto evidentemente dalla nuova amministrazione. Fino al 2015, infatti, si cantava “Bella Ciao” in modo ufficiale, al pari dell’Inno nazionale. Il cerimoniere annunciava il brano come da scaletta, la banda lo eseguiva. Da quest’anno, invece, al posto di “Bella Ciao” è stata introdotta “La leggenda del Piave”, quella del famoso verso “Il Piave mormorò, non passa lo straniero”. Evidentemente si è pensato che il brano simbolo dei festeggiamenti delle Forze armate, il 4 novembre, andasse bene anche per il 25 aprile.

La polemica, inevitabile, è furibonda, soprattutto sui social. Il primo a scagliarsi contro quanto è successo è stato Ivan Vadori, esponente di primo piano di “Libera contro le mafie”, che vanta una sezione a Portogruaro alla memoria del giornalista e allenatore di pallavolo Giancarlo Siani. «A Portogruaro il sindaco leghista impedisce di cantare “Bella Ciao” durante la cerimonia, i cittadini la cantano lo stesso. Bravi», ha scritto Vadori sulla sua pagina Facebook. C’è qualche imprecisione rispetto alla realtà dei fatti, ma intanto il sasso è lanciato in uno stagno di polemiche.

Il sindaco Maria Teresa Senatore non è leghista, ma è fondatrice con Luigi Geronazzo della lista civica liberale e di centrodestra “Liberi Insieme”. Come specifica la maggioranza, in piazza non era stato imposto divieto alcuno, visto che «Siamo in democrazia e “Bella Ciao” gli intervenuti hanno potuto cantarla ugualmente». Gli antagonisti (come i No tav) e alcuni iscritti al Pd riferiscono che il sindaco Maria Teresa Senatore abbia addirittura cercato di zittire con fare stizzito le persone che volevano cantare “Bella Ciao” per forza. Tesi, questa, smentita dai membri della giunta. Non ci sono video specifici al riguardo.

Ciò che è certo è che qualcuno ha deciso di cambiare il protocollo della cerimonia. Visionando i filmati del blogger Stefano Zanet relativi alla cerimonia del 25 aprile 2015 si nota che, con Antonio Bertoncello sindaco, il brano “Bella Ciao” veniva presentato ufficialmente dal cerimoniere e poi intonato. “Bella Ciao”, insomma, faceva parte del programma ufficiale.

Nel 2016 si è preferito cantare l’Inno nazionale e includere nel protocollo “La leggenda del Piave”. È l’assessore alle attività produttive Luigi Geronazzo a motivare tale scelta. «Ci vuole rispetto, crediamo, per quegli italiani che sono andati a combattere in guerra per servire la Patria. Hanno obbedito a una chiamata del Re, senza alcuna bandiera politica». Nessun commento sulla vicenda filtra invece dal sindaco e neppure dal presidente del consiglio comunale Gastone Mascarin, che era stato preso di mira da un giornale virtuale di satira, il cui contenuto a questo punto si è rivelato quasi lungimirante.

L’ex missino aveva minacciato di ricorrere alle vie legali se non fosse stata smentita la tesi satirica secondo cui avrebbe vietato di cantare “Bella Ciao” durante le celebrazioni del 25 aprile. Non c’è stato alcun divieto, su questo non c’è dubbio. Ma intanto resta il fatto che “Bella Ciao” sia sparita dal protocollo della cerimonia del 25 aprile: questo è un dato di fatto confermato dalla giunta stessa.

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