Apertura a metà giugno del Centro don Vecchi 6

Il nuovo centro Don Vecchi 6

L’ultima fatica di don Armando Trevisiol è quasi pronta: si tratta di 65 alloggi per disabili autosufficienti, giovani coppie, padri e madri separati con figli. Regole ferree per la gestione degli spazi

MESTRE. Ci siamo quasi. Aprirà nella seconda metà di giugno il “Centro don Vecchi 6”, l'ultima fatica del vulcanico don Armando Trevisiol, ideato e costruito agli Arzeroni, in via Marsala (a fianco del Don Vecchi 5) per sostenere le giovani coppie che si avviano alla vita in comune, le persone disabili autosufficienti, i padri e le madri separati e con figli minori, in una parola, dare riposta alle criticità abitative del territorio. «Lo scopo ultimo di questo Centro», spiega il presidente della Fondazione Carpinetum, don Armando, «è quello di concorrere concretamente a fare di Mestre una città solidale. Il nostro modesto esempio tende soprattutto a influenzare l'opinione pubblica e a creare una nuova cultura di solidarietà contrapposta al dilagante individualismo e alla rassegnazione della civica amministrazione a sacrificare la solidarietà a favore di altre realtà meno nobili e meno urgenti. Se la nostra piccola Fondazione riesce a far questo, cosa potrebbero fare il Comune, la Regione, i sindacati e gli industriali?».

Come sempre, però, la macchina organizzativa che fa capo a don Trevisiol sta cercando di arrivare a più persone possibili, per far sapere anche a chi è meno informato o non conosce tutte le possibilità o gli aiuti che potrebbe avere, di questa opportunità. L'obiettivo del Don Vecchi 6 è quello di «promuovere e diffondere una cultura della solidarietà a favore di chi si trova in disagio abitativo e non dispone dei mezzi economici necessari per la vita in autonomia». La finalità specifica, è «offrire un aiuto concreto per superare momentanee criticità».

Chi può accedere? «Persone con disabilità che aspirino ad una vita indipendente, giovani coppie nella fase di avvio della vita comune in temporanea difficoltà finanziaria, padri e madri separati con figli minori, lavoratori stagionali fuori sede (operai, impiegati, studenti, professionisti, medici e infermieri che lavorano a Mestre), familiari che assistono cari degenti negli ospedali di Mestre». E che hanno bisogno di un luogo non troppo dispendioso e confortevole dove stare in un periodo difficile.

Gli alloggi disponibili sono 65. Ogni residente è tenuto a pagare la sua quota parte delle spese di gestione del Centro in proporzione alla superficie dell'alloggio occupato a cui si aggiunge il costo relativo alle utenze personali. La Fondazione, essendo una Onlus, non percepisce alcun guadagno. Gli alloggi vengono consegnati completamente arredati, la loro superficie è commisurata alle varie tipologie di persone che li occupano: gli appartamenti per i disabili vengono assegnati a tempo indeterminato, quelli destinati alle giovani coppie alle madri e ai padri separati vengono assegnati per un periodo massimo di 4 anni, gli alloggi a breve periodo vengono assegnati ai lavoratori stagionali per un periodo massimo di 9 mesi, mentre, per i familiari che assistono i loro cari degenti negli ospedali di Mestre, l'alloggio è assegnato per il tempo previsto per la durata della cura ospedaliera. Nulla, dunque, è stato lasciato al caso. Anche in quest'occasione, la Fondazione ha messo in campo i collaudati “bond Paradiso”, le azioni a favore del Don Vecchi, di cui in questi anni è sempre stato dato conto nel settimanale “Incontro” distribuito in città.

I moduli per le domande di ammissione devono essere ritirati e consegnati, dopo accurata compilazione, alla segreteria del Centro don Vecchi di Carpenedo, in via dei 300 Campi, aperta dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18 (tel. 041 5353000). La Fondazione non offre assistenza, ogni persona cui verrà assegnato un alloggio deve provvedere a essere autosufficiente in modo autonomo o, eventualmente, usufruendo di aiuti da parte della famiglia o dei servizi sociali. Agli assegnatari, si legge nella nota che della Fondazione, è richiesta un'assoluta moralità, rispetto per l'ambiente e per gli spazi comunitari, osservanza delle regole necessarie ad una serena convivenza, regolarità nel pagamento dei costi condominiali. Tra i servizi offerti, c'è la pulizia degli spazi comuni, la gestione degli impianti idraulici, elettrici, telefonici, ma anche la presenza all'interno della struttura di un paio di referenti che rappresentano la Fondazione per quanto riguarda la gestione e la risoluzione delle questioni relative alla convivenza. Chi, invece, vivrà al Don Vecchi, provvisoriamente o per un periodo più prolungato dovrà invece tenere pulito l'alloggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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