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I sette comuni di confine rivogliono i contributi

Istituito un tavolo di lavoro con le regioni Veneto e Friuli per trovare nuovi fondi Il sindaco Toffolon (Annone): «I giovani e le aziende ci stanno abbandonando»

di Claudia Stefani
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ANNONE. I sette Comuni di confine con il Friuli rivogliono i contributi perché vicini a Regioni a statuto speciale: costituito un tavolo di lavoro insieme ai Comuni di confine del trevigiano e del bellunese.

In attesa di un eventuale referendum sull’autonomia del Veneto, i Comuni di confine si riorganizzano per far sentire la propria voce e ottenere maggiori contributi da Roma per ridurre il gap con i Comuni friulani. Il tavolo si è aperto venerdì a Cordignano alla presenza dei sindaci di 16 dei 28 Comuni interessati. Tra i Comuni veneziani erano presenti Annone Veneto, Pramaggiore, Cinto Caomaggiore e Gruaro, mentre erano assenti Teglio Veneto, Fossalta di Portogruaro e San Michele al Tagliamento. «Pensiamo di sottoscrivere nelle nostre giunte comunali la delibera che istituirà un tavolo di lavoro congiunto tra Governo, le Regioni Veneto e Friuli e i Comuni che saranno rappresentanti da Assco, l’associazione dei Comuni di confine», spiega il sindaco di Annone Ada Toffolon, «La decisione nasce dal fatto che dal 2012 non è più stato rifinanziato il fondo Letta che distribuiva i contributi ai Comuni di confine mentre vediamo la positiva esperienza del fondo per le aree di confine con le province di Trento e Bolzano». L’intenzione è quella di partire il prima possibile.

«Già la prossima settimana ci attiveremo per richiedere l’incontro», ha dichiarato il funzionario regionale Maurizio Gasparin, intervenuto in rappresentanza del vicepresidente Forcolin, «la Regione conferma la massima ed assoluta disponibilità ad intraprendere questa iniziativa con lo scopo di accogliere e sostenere le necessità di questi 28 Comuni. Da qualche parte dobbiamo iniziare a dare segnali forti. La Regione Veneto c’è». A seguito del continuo taglio dei fondi statali, tale contributo diventa fondamentale per i Comuni di confine che vedono i loro giovani e le loro aziende scegliere di migrare nel vicino Friuli dove si trovano condizioni migliori.

«L’obiettivo è importante e non impossibile», commenta il sindaco Toffolon, «Stiamo spendendo oggi gli ultimi soldi, bloccati per anni dal patto di stabilità. Con essi sistemeremo l’incrocio di Spadacenta, ristruttureremo il magazzino comunale e implementeremo l’illuminazione pubblica». La richiesta che si palesa è di circa 8 milioni l’anno per tutti i 28 Comuni di confine (27 se a Sappada viene dato il via libera verso il Friuli). La governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, aveva anticipato nei giorni scorsi la indisponibilità della sua Regione, auspicando invece l’aggregazione di Sappada e di altri Comuni. Le trattative sono in corso, a cominciare da quelle interne al Pd.

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