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Lido, capanne sequestrate il prosindaco in Procura

Incontro ieri tra il procuratore aggiunto D’Ippolito e la pm Crupi da una parte l’assessore Paolo Romor e il direttore dell’Edilizia privata Dorigo dall’altra

di Giorgio Cecchetti
1 minuto di lettura

Dopo il sequestro delle ottanta capanne del Miramare del Lido e la loro restituzione da parte del Tribunale del riesame, incontro, ieri, in Procura tra il procuratore aggiunto Adelchi D’Ippolito e la pubblico ministero Francesca Crupi da una parte e l’assessore e prosindaco del Lido Paolo Romor, accompagnato dal direttore dell’Edilizia privata del Comune architetto Maurizio Dorigo, dall’altra.

«Un incontro molto interessante», ha dichiarato al termine il procuratore D’Ippolito, «abbiamo affrontato le problematiche urbanistiche del Lido e ci siamo dati appuntamento alla prossima settimana per approfondire alcuni aspetti della vicenda».

Due giorni fa il Tribunale presieduto dal giudice Angelo Risi aveva revocato il provvedimento di sequestro firmato dal giudice sulla base delle richieste della pm Crupi, che sul suo tavolo aveva raccolto gli accertamenti della Guardia di finanza e della Polizia municipale. Al centro della vicenda l’accatastamento sul fondo dell’arenile del “Miramare” delle ottanta capanne che durante la stagione estiva vengono montate a allineate sulla spiaggia. Tra la documentazione c’era anche un attestato dell’Edilizia privata in cui si affermava che la «Cooperativa Bagni di Mare Miramare» non aveva ottenuto mai alcun permesso a costruire per quelle capanne. Oltre a questa contestazione, la Procura ha mosso nei confronti del responsabile Paolo Piccolotto l’accusa di non aver mai avuto neppure l’autorizzazione paesaggistica.

Ben diversa, invece, la documentazione presentata dagli avvocati Andrea Zuccolo e Dario Bianchini ai giudici del Tribunale del riesame. I due legali, difensori di Piccolotto, hanno consegnato un documento, proveniente sempre dagli uffici dell’Edilizia Privata, in cui si legge che per le capanne sull’arenile del Lido non è necessaria alcuna licenza edilizia, dunque esattamente il contrario di ciò che avevano scritto sulle carte inviate in Procura. Anche per quanto riguarda il via libera paesaggistico i documenti sarebbero contraddittori, in quanto sostengono che Ca’ Farsetti avrebbe già dato il suo parere favorevole e l’iter della pratica, comunque, sarebbe ancora in corso in attesa di quello della Soprintendenza alle belle arti e al paesaggio. Sulla base degli accertamenti delle Fiamme gialle e dei vigili urbani, la Procura sarebbe intenzionata a proseguire le indagini che non riguardano solo lo stabilimento balneare “Miramare”, ma anche altri che non avrebbero mai chiesto e di conseguenza ottenuto licenze e autorizzazioni. L’incontro di ieri con il prosindaco dell’isola avrebbe affrontato questo tema.

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