Mediatori “tagliati”, appello dei presidi

Lettera di 21 istituti dopo l’azzeramento del progetto per gli alunni stranieri. Romor: «Stiamo cercando nuovi fondi»

Ghali ha 7 anni, è arrivato quest’anno dal Ghana, parla il dialetto locale della regione del Nord. È entrato, spaesato, nella sua nuova scuola, prima elementare. È sveglio e ha voglia di imparare, ma come fare a spiegargli, mentre sta imparando l’italiano, che la prima campanella suona alle 8.15, il martedì servono le scarpe da ginnastica per la palestra e il sabato non c’è lezione? I facilitatori linguistici che venivano messi a disposizione dal Comune per seguire passo per passo gli studenti non ci sono più perché i fondi sono stati azzerati. E non ci vuole molto a capire che è una questione che non riguarda solo il piccolo Ghali, ma tutti i suoi compagni di classe.

La lettera. Per questi motivi i dirigenti scolastici della rete Isii (Istituzioni scolastiche per l’integrazione scolastica) di cui è capofila la Giulio Cesare di via Cappuccina, preside Daniela Lazzaro, hanno inviato una lettera indirizzata al sindaco Luigi Brugnaro e all’assessore alle Politiche educative Paolo Romor per chiedere spiegazioni sul taglio del servizio. «Per anni l’intervento dei facilitatori è stato una risorsa fondamentale» si legge nella lettera in cui si ricordano le difficoltà delle scuole, soprattutto di quelle dove la presenza di alunni con scarsa competenza linguistica è più alta. Per questo i dirigenti, ricordando si essere in forte difficoltà, soprattutto nelle scuole elementari e medie, chiedono di conoscere «le decisioni che hanno portato a una tale decisione che ingenera ed espande molte criticità».

L’emergenza. «Se abbiamo deciso di scrivere la lettera è perché si tratta di una questione davvero importante», spiega Elisabetta Pustetto, dirigente dell’Istituto Ilaria Alpi di Favaro Veneto, «perché i facilitatori permettevano di insegnare l’a-b-c a questi ragazzi, farli diventare membri della comunità scolastica». Mediatori che insegnavano loro a stare nella scuola, imparando l’italiano, senza svolgere prettamente didattiche. Decine i ragazzi coinvolti, molti dei quali nelle scuole di Marghera, quartiere dov’è maggiore la presenza di cittadini stranieri. All’istituto Baseggio dove l’incidenza degli alunni stranieri è intorno al 17% sono venti i ragazzi seguiti per l’apprendimento dell’Italiano, di cui dieci alla scuola media Foscolo di Catene. «Abbiamo tamponato l’emergenza», racconta la preside Aurora Zanon, «utilizzando i cinque docenti del potenziamento, che abbiamo in via prioritaria destinato a questo compito».

All’Istituto Grimani dove gli studenti stranieri sono oltre il 30% l’ultimo bimbo, figlio di una famiglia di profughi siriani, è stato accolto due mesi fa. «La nostra è una scuola di frontiera impegnata nell’accoglienza», dice la preside, Gelsomina D’Anna, «il ruolo dei facilitatori per noi è cruciale».

Ma il problema coinvolge, se pur in modo minore, tutte le altre scuole: nelle due elementari della Trentin (Toti e Fusinato), per fare un esempio, ci sono cinque bambini stranieri arrivati nei mesi scorsi.

La risposta di Romor. «La questione è semplice», dice l’assessore alle Politiche educative, destinatario della lettera, «i fondi della legge 285 del 1997 (promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza) sono stati tagliati dallo Stato, e noi abbiamo dovuto rinunciare ad alcuni progetti, tra questi quello dei facilitatori nelle scuole. Stiamo però lavorando per recuperare altri fondi, attraverso il progetto Fami, (Fondo asilo migrazione e integrazione)». Incontrerà i presidi per spiegare loro la situazione? «Non mi pare che nella lettera ci sia la richiesta di un incontro», aggiunge Romor, «ma darò tutti i dettagli della vicenda nella commissione consiliare sulle Politiche educative prevista per il 19 aprile. E le commissioni sono aperte al pubblico».

L’irritazione. La lettera doveva rimanere riservata, ma passando di mano in mano, è diventata pubblica, irritando la dirigente Lazzaro che ieri, con una e-mail, ha scritto ai dirigenti: chi è stato a diffonderla? Poco importa, il dibattito ora è pubblico. «Il nostro timore», spiega un dirigente scolastico a lei vicino, «è che la nostra richiesta diventi campo di battaglia e polemica politica. Il nostro obiettivo è ripristinare i mediatori, perché ne abbiamo davvero molto bisogno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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