Donna muore in solitudine: la "caccia" di due amici per trovare i parenti

Il palazzo di via Volturno dove i vigili del fuoco hanno trovato la donna morta

La salma della 50enne rischiava di rimanere in obitorio senza il funerale Due compagni di classe sono riusciti a trovare un cugino dopo mille traversie

MESTRE. Una storia di amicizia nata sui banchi di scuola che ha spinto due cinquantenni a farsi in quattro, per organizzare il funerale di un’amica rimasta sola e senza parenti che le potessero dare degna sepoltura. Per una settimana si sono trasformati in detective e sono riusciti nell’impresa di non lasciare la salma dell’amica dimenticata in un obitorio.

La storia inizia quando i due amici leggono che Cristina G., 50 anni, viene trovata morta nell’abitazione che era della madre. La trovano perché i vicini di casa sentono un forte odore provenire dall’abitazione. Cristina era una persona che stava molto sulle sue. Pochi contatti in città e ancora meno nello stabile dove viveva. Quando il 21 marzo i soccorritori entrano nella sua abitazione di via Volturno, lei è morta da oltre un mese.

Il medico legale non trova nulla di anomalo, nessun segno di violenza e quindi il pm di turno dà il nulla osta per rimuovere il cadavere. I poliziotti intervenuti sul posto non trovano elementi per risalire ad eventuali parenti. Nemmeno il cellulare recuperato in casa consente di individuare qualche aggancio familiare.

Dall’anagrafe emerge che non ha parenti in vita. La salma viene portata in obitorio. Lì rischia di rimanerci per anni se non fosse per due suoi amici che la conoscevano bene ai tempi della scuola. I due decidono che a Cristina bisogna fare il funerale a tutti i costi. Ma loro non lo possono fare perché non sono parenti. Tra loro si dicono che non è possibile sia veramente senza un parente. Da qualche parte ci deve essere qualcuno.

Ecco che i due amici iniziano a mettere assieme le tessere del puzzle. Vanno in commissariato a Mestre e parlano con il poliziotto che si sta occupando del caso. Ma poche informazioni possono essere fornite in quanto anche gli agenti hanno trovato ben poco. Loro si ricordano che la mamma aveva un cognome strano. Parlano con la segreteria del pm che ha il fascicolo si occupa del caso. Viene suggerito loro di recarsi all’anagrafe e di chiedere il nome della mamma. Così hanno fatto. Ottenuto il nome si sono ricordati che la madre era ebrea. A questo punto hanno interessato la comunità ebraica di Venezia. Spiegando per quale motivo cercano un parente, hanno ottenuto la massima collaborazione. Qualche giorno di attesa e alla fine dalla comunità arriva il nome di un cugino con il quale, in passato, la donna aveva mantenuto dei rapporti. Ma lui non sa della sua morte.

Quindi, due giorni fa, il magistrato ha dato il nulla osta per organizzare il funerale che si celebrerà la prossima settimana.

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