Sieropositiva, cura negata «Discriminata dal dentista»

Una paziente presenta un esposto all’Ordine dei medici, aperto un procedimento Inutili le scuse della struttura sanitaria. La donna: ci vuole più rispetto, farò causa

«Viviamo in una società che vuole ignorare questa malattia, perché pensa che non gli appartiene. E che fa venire i sensi di colpa a chi ne è affetto come se fosse uno che se lo è cercato, che è contagioso, che bisogna tenere alla larga. Io non ho alcun senso di colpa. Non sono contagiosa, mi tutelo e in anni all’estero ho imparato all'estero il valore della cura. Ma questa sono io. Nella vita reale le cose vanno diversamente: non ci sono gruppi di supporto, che ci sono per tante altre patologie; i malati non vogliono farsi riconoscere come tali e le associazioni sono pochissime e possono fare ben poco senza fondi. Non ci sono informazioni e le persone affette da Hiv sono lasciate sole in un mondo pieno di discriminazioni».

Queste sono le parole di Kora (nome di fantasia da lei scelto per tutelare la propria privacy), veneziana di 50 anni. Abita in provincia di Venezia con il marito e ha una figlia grande. Da 29 anni convive con il virus Hiv, a cui è risultata positiva da ragazza.

Kora cerca di aprire una breccia in un mondo in cui di sieropositività si parla pochissimo e se lo si fa è solo a ridosso del 1 dicembre, la giornata mondiale di sensibilizzazione alla lotta all'Aids. Il resto dei giorni i sieropositivi convivono con i problemi, non solo fisici, ma anche sociali che la malattia comporta. Nel silenzio generale. E la discriminazione è un problema di molti.

La signora veneziana ci racconta la sua storia negli uffici dello sportello Family Cisl di Mestre che la sta aiutando.

Si batte contro un istituto sanitario convenzionato con lo Stato al quale si era rivolta per delle cure dentistiche. Una struttura situata fuori Venezia a cui si era rivolta con fiducia e dove aveva spiegato, alla prima visita, di essere affetta da virus Hiv, anche se le norme sulla privacy non prevedono l'obbligo di comunicarlo. Sono le strutture convenzionate a dover essere attrezzate anche per queste situazioni, racconta. «Ma il giorno prima del primo appuntamento con il dentista mi chiamano dalla struttura per cancellare tutti gli appuntamenti dicendomi che non sono attrezzati per un caso come il mio, perché sono affetta da Hiv. E io cado nella disperazione per questa ennesima umiliazione». Ma la signora passa presto dalla rassegnazione alla rabbia. Decide di contattare varie associazioni e avvocati che la sconsigliano di tentare una via legale. Poi un giorno entra in una sede della Cisl per altre pratiche fiscali e scopre il servizio per le famiglie. Trova ascolto presso Alessandra Turetta, una delle persone dello staff di Mestre: la struttura segue gli iscritti anche con avvocati civilisti, penalisti e psicologi e dopo tre anni di attività ha seguito già circa mille casi tra i più diversi. Quello di Kora è il primo che riguarda un caso di discriminazione nei confronti di una persona sieropositiva.

Scatta così, con l'assistenza legale del sindacato e dell'avvocato della struttura, un esposto all'Ordine dei medici del Veneto che apre una procedura di verifica sulla vicenda. L'istituto sanitario a quel punto contatta la signora e porge le proprie scuse, parlando di una incomprensione. Alla signora vengono offerte le cure dentistiche ma lei si è già mossa da sola all'ospedale della sua città in provincia di Venezia. Rifiuta ma ci spiega di essere intenzionata a citare in tribunale la struttura per contestare la discriminazione, nonostante quelle scuse tardive. «Racconto questa storia perché voglio che emerga che ci vuole più rispetto per la vita delle persone e non si può tacere di fronte a certi comportamenti. Tra l'altro, siamo noi sieropositivi i primi a doverci difendere perché una malattia banale che per una persona sana non è un problema, per noi può essere un fatto grave. E non si può vivere tacendo il fatto di essere affetti da virus Hiv. Nel mio caso è stata negata una cura che pochi giorni prima pareva essere cosa certa. E purtroppo sempre più persone sieropositive preferiscono nascondersi. Ma non è giusto. Per fortuna, io ho trovato qualcuno in grado aiutarmi davvero a difendermi».

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