Il senso dell'architettura per la vita

Il direttore Aravena presenta la sua Mostra, attenta a emergenze e disagio sociale

VENEZIA. È l’architettura delle emergenze, del disagio sociale, delle periferie urbane a cui ridare un senso compiuto quella che interessa all’architetto cileno Alejandro Aravena, neodirettore della Biennale Architettura, che a Venezia - nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian - ha presentato con il presidente dell’istituzione Paolo Baratta la sua mostra che si aprirà dal 28 maggio al 27 novembre, tra i Giardini e l’Arsenale, ma allargata come sempre a tutta la città con le partecipazioni straniere.

“Reporting from the front” è il titolo scelto, ma il riferimento, più che di tipo bellico, sembra essere al resoconto di esplorazioni di frontiera. Come l’immagine che Aravena - recente vincitore del Premio Pritzker, l’Oscar degli architetti - ha scelto come simbolo della sua mostra, una vecchia fotografia di Bruce Chatwin che immortala l’archeologa tedesca Maria Reiche alla sommità di una scala nell’arido deserto peruviano di Nazca.
«In un viaggio attraverso l’America del Sud» ha raccontato Aravena «Chatwin incontrò un’anziana signora che attraversava il deserto portando in spalla una scala di alluminio. Era l’archeologa tedesca Maria Reiche che studiava le linee Nazca. Viste in piedi sul terreno, quelle pietre non avevano alcun senso, Ma dall’alto della scala, le stesse pietre formavano un uccello, un giaguaro, un albero un fiore». Il significato e la funzione di quei disegni che solcano il deserto, più di 1800, detti geoglifi, visibili solo dall’alto, è ancora controverso, ma Aravena auspica che la sua Biennale Architettura offra «un nuovo punto di vista come quello di Maria Reiche dalla scala».

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E non importa se le soluzioni offerte, come l’interpretazioni dei disegni, saranno controverse - ha spiegato ieri - purché contengano almeno una parte di verità. E anche per Baratta, che annuncia la presenza per tutta la mostra, di numerosi incontri con gli architetti selezionati, con questa Biennale «si va alla ricerca di messaggi incoraggianti». Ci saranno alcuni temi-guida declinati in modo trasversale dagli 88 partecipanti provenienti da 37 Paesi, di cui cinquanta presenti per la prima volta, di questa Biennale Architettura dalla forte valenza sociale, elencati da Aravena, ricordando che «l’architettura dà forma ai luoghi in cui viviamo e la nostra vita oscilla tra necessità molto pratiche e altre più ideali a cui chi progetta deve comunque dare una risposta, con lo scopo comunque di migliorare la qualità della vita delle persone».
I temi scelti saranno la segregazione, le disuguaglianze, le periferie, l’accesso a strutture igienico-sanitarie, i disastri naturali, la carenza di alloggi, la migrazione, l’informalità, la criminalità, il traffico, lo spreco, l’inquinamento e la partecipazione delle comunità.
Con essi, se lo vorranno, saranno chiamati a confrontarsi i 61 Paesi - ma il numero potrebbe crescere - che parteciperanno quest’anno alla Biennale tra cui quattro presenti per la prima volta: Filippine, Kazakistan, Nigeria e Yemen.

E può forse stupire che a confrontarsi con questi temi “sociali” siano chiamate anche archistar abituate a erigere “mausolei” architettonici per grandi committenti come ad esempio Rem Koolhaas con il suo Studio Oma, David Chipperfield, Tadao Ando, Norman Foster, Herzog & de Meuron.
«Forse non condivido tutto ciò che hanno fatto» ha detto Aravena « ma non sono arrivati per caso al posto in cui sono e anche a loro ho chiesto di confrontarsi con i temi scelti per la mostra». Tra i partecipanti anche il veneziano Studio TAMassociati, scelto anche per rappresentare il Padiglione italiano, e il Gruppo di lavoro G124 formato da Renzo Piano con giovani architetti chiamati a confrontarsi sul tema del riuso delle periferie, che stanno già lavorando su progetti di recupero per Porto Marghera, tema al quale la Biennale dedicherà anche un progetto speciale.
Interessante sarà capire - in una Biennale che sarà ancora una volta dalla parte del pubblico e non degli addetti ai lavori, come Baratta ha tenuto a sottolineare anche ieri - come tutto ciò verrà illustrato in una Mostra di Architettura che nelle ultime edizioni si è sempre più avvicinata a quella delle Arrti Visive, con un profluvio di installazioni, e che questa volta, per i temi scelti, si annuncia interessantissima ma anche, necessariamente, un po’ austera.

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