Fallimento della Vetreria Veneta «Ci hanno svuotato tutte le casse»

Grande impressione a Pramaggiore dopo gli arresti dei professionisti che avevano rilevato l’azienda L’assessore Marco Bertuzzo: portarono via gli impianti lasciando a casa una ventina di dipendenti

PRAMAGGIORE. «No, non si può dimenticare quel periodo: l’affitto dell’azienda mai pagato, le casse dell’impresa svuotate di tutto quel che era rimasto. No, certe cose non si dimenticano». Flavio Pasquinelli, titolare della Vetreria Veneta in via Pacinotti a Blessaglia preferisce non parlare direttamente. Era il 5 giugno del 2013, quasi tre anni fa quando l’impresa fu dichiarata fallita.

Finì in modo inglorioso la storia di un’azienda che, si è scoperto solo dopo, era stata depauperata miseramente. Ma prima erano stati portati via anche i macchinari. Fu un'operazione che aveva fatto perdere il lavoro a più di 20 persone e in particolare ha lasciato a casa l'imprenditore Flavio Pasquinelli, un nome che a Pramaggiore ricorda ancora oggi, nonostante tutto, il periodo d'oro del settore vetro e dello sviluppo stesso della zona industriale di via Pacinotti.

Pasquinelli, oggi che il caso è finito al centro dell’inchiesta della Guardia di Finanza, non ha molta voglia di esprimersi. La vicenda lo ha turbato moltissimo e lo ha segnato sotto il profilo umano. Parla però attraverso il genero, una persona conosciutissima a Pramaggiore, Marco Bertuzzo. L’enfant prodige della politica locale, attualmente assessore alla Protezione civile e all’Urbanistica della cittadella dei vini, è anche lui un imprenditore e ha seguito con il fiato sospeso tutte le vicende che hanno portato al fallimento della Vetreria Veneta.

«Come dimenticare quel periodo?», si domanda Marco Bertuzzo, «tutta la vicenda si è sviluppata negativamente durante il concordato. Ce lo ricordiamo bene. Non è mai stato pagato l'affitto dell'azienda, ed è stato sottratto dalle casse della medesima quanto era rimasto. No, non si può dimenticare». Flavio Pasquinelli non si esprime, ma da fonti sicure si è saputo che l’inchiesta della Guardia di Finanza di Treviso non lo ha sorpreso. Marco Bertuzzo però non parla solo come parente dell’ex titolare. Si esprime anche per conto dell’amministrazione comunale di Pramaggiore.

«Non è una vicenda edificante», conclude, «le crisi aziendali nel nostro comune si sono risolte male per decine e decine di nostri residenti. Alcuni di coloro che dipendevano dalla Vetreria Veneta non hanno ancora trovato una nuova collocazione. Quanto è accaduto, poi, è inaccettabile». L'attività della Vetreria Veneta era durata ben trentacinque anni. Un’azienda che ha fatto la storia del settore della vetreria nel territorio e non meritava sicuramente una fine del genere. I “professionisti della bancarotta” come sono stati definiti dagli inquirenti sono due commercialisti, Nicolò Corso e Mario Pietrangelo, un’avvocatessa, Benedetta Russo Collerone, e due imprenditori di Conegliano, Teresa Calamia e Vincenzo Zanato, nonché da un consulente aziendale di Ponte di Piave, Mario Buso. Due di loro, Corso e Zanato, sono in carcere, gli altri quattro ai domiciliari. Il modus operandi era questo. Entravano nella società, la spolpavano di beni e risorse finanziarie, la facevano fallire. Una, due, sette volte, fino a intascarsi quasi otto milioni di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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