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Birolo presenta il ricorso valanga di insulti al giudice

Iniziativa dell’avvocato del tabaccaio condannato per aver ucciso il ladro a Civè Minacce sul web contro il magistrato. Indagini della Digos sulle frasi più violente

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PADOVA. Si prepara a impugnare la sentenza di condanna davanti alla Corte d’appello di Venezia il penalista Luigino Martellato, difensore del tabaccaio di Civè di Correzzola, Franco Birolo, condannato a due anni e 8 mesi per aver ucciso il ladro moldavo 23enne Igor Ursu. E a pagare 325 mila euro di risarcimento alla madre e alla sorella della vittima.

«È stata legittima difesa, piena e completa, di fronte a una situazione di pericolo e a un’aggressione in atto» sostiene convinto, «La ricostruzione del giudice? Non è quella che emerge dagli atti del processo. Ma è frutto di una sua personale interpretazione di quegli atti». Parole ferme e determinate quelle del legale che dà una lettura diversa della tragedia avvenuta fra il 25 e 26 aprile 2012. Una lettura condivisa anche dal pm Benedetto Roberti che aveva reclamato l’assoluzione, ritenendo credibile la ricostruzione secondo la quale Ursu stava scagliando il registratore di cassa contro il commerciante, sceso dal suo appartamento al piano superiore del negozio con la pistola Glock calibro 9x21 fra le mani. Poi lo sparo mortale nel locale scarsamente illuminato. Al contrario, per il giudice Beatrice Bergamasco, Birolo avrebbe superato la linea di confine che impone una proporzione tra difesa (la reazione della vittima) e offesa (l’aggressione). Anzi, ha ritenuto che nessuna aggressione sia mai stata attuata dal giovane moldavo tanto da non negare «il grave sospetto della volontarietà dell’omicidio» si legge nelle motivazioni della sentenza, pur ammettendo la legittima difesa putativa (si verifica quando, per un errore di fatto, un individuo si crede minacciato mentre il pericolo non sussiste). Intanto una valanga di insulti e di minacce arrivano al giudice e al al Palazzo di giustizia di Padova. E arrivano anche via telefono: è accaduto ieri quando, a una chiamata, ha risposto un’impiegata addetto alla segretaria dell’Ufficio del giudice monocratico ovvero l’’ufficio che è anche al servizio anche del giudice Beatrice Bergamasco. Nel contempo la Digos sta procedendo all’identificazione degli autori di tutti i commenti violenti apparsi in rete, la maggior parte pubblicati sul profilo Facebook del segretario leghista Matteo Salvini. Un esempio: Mi sto talmente incazzando che mi viene l'idea di sparare nei c... di quel giudice...». E poi «Metterei in galera il giudice». Un altro: «Dove abita il giudice? Lo vado a trovare a casa volentieri con un manganello...».

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