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Affari puliti: «Un’iniziativa sbagliata»

CAMPOLONGO. «Non condivido iniziative di questo tipo nelle quali è previsto addirittura un collegamento telefonico con “Felicetto” se deciderà di intervenire perché raccontare per l’ennesima volta...

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CAMPOLONGO. «Non condivido iniziative di questo tipo nelle quali è previsto addirittura un collegamento telefonico con “Felicetto” se deciderà di intervenire perché raccontare per l’ennesima volta quella brutta storia, che ha devastato e insanguinato il nostro territorio, giova solo a chi, grazie alla Mafia del Brenta, si è costruito un lavoro. Non porta nulla alle giovani generazioni che potrebbero essere affascinate da quel mondo perché in queste occasioni, la storia viene romanzata». A dirlo in merito al convegno “Mafia del Brenta: una storia di amicizia e morte” è Paolo Bordin fondatore e attuale direttore di Affari Puliti, gestore a Campolongo della villa che fu la dimora di Felice Maniero, e che in questi anni con iniziative concrete ha tentato di far dimenticare quella brutta storia. «Da decenni», continua Bordin, «si favoleggia su particolari inesistenti, si va dai rubinetti in oro a immaginarie vie di fuga, da racconti fatti di donne, belle auto e denaro a fiume, a ricche collezioni d’arte, quando invece quella è solo una storia criminale fatta di sangue, di povertà e d’incontri casuali che hanno trasformato un manipolo di ragazzi, inizialmente mossi dalla fame, in criminali sanguinari». Per il direttore di Affari puliti è un danno enorme. «Un fatto che il territorio fatica a superare», spiega, «non lo si ripara né con convegni in cui si ingigantiscono le gesta né con il facile blaterare di antimafia. Il danno si supera con il lavoro quotidiano e silenzioso, portando in quei luoghi lavoro, esempio e iniziative innovative e non facendo salotto». (a.ab.)

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