Sequestrati gli orecchini di perla regalati dal boss alla moglie del "Cocco cinese"

I gioielli trovati dai carabinieri erano stati donati da Vito Galatolo alla consorte di Otello Novello, imprenditore del Tronchetto

VENEZIA.Gli orecchini di perla della moglie di Otello Novello, la signora Sandra, restano sotto sequestro. Lo ha deciso ieri il Tribunale del riesame, presieduto dal presidente Angelo Risi. A sequestrarli un mese fa erano stati i carabinieri del Ros che, coordinati dal pubblico ministero antimafia Giovanni Zorzi, conducono le indagini sulla presenza al Tronchetto dell’ex boss palermitano dell’Acquasanta Vito Galatolo (nella foto) ora collaboratore di giustizia (ha parlato anche dell’attentato che la cupola di Palermo voleva organizzare contro il magistrato palermitano Nino De Matteo).

Quegli orecchini sono una delle prove per dimostrare che l’imprenditore veneziano aveva rapporti molto stretti con il mafioso siciliano. A chiedere la restituzione dei gioielli erano stati gli avvocati Antonio Franchini e Massimiliano Cristofoli Pratt per conto di Otello Novello, che è da tempo indagato per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso proprio per i suoi rapporti con Galatolo.

Quegli orecchini non sarebbe stato un regalo qualsiasi, ma erano stati offerti alla signora dopo che la coppia veneziana era stata invitata al battesimo a fare da padrino e da madrina al figlio più piccolo di Galatolo, che da almeno due anni si era stabilito a Mestre con la moglie e i figli. Un omaggio, dunque, per ringraziarli di aver accettato quel ruolo, che per le famiglie in Sicilia assume una particolare importanza. Nel fascicolo del Tribunale è finita anche un’intercettazione telefonica in cui la signora Sandra Novello racconta che deve nascondere tutto «visto che potrebbero arrivare i carabinieri per una perquisizione».

Galatolo e anche il figlio maggiore erano stati assunti nelle società di Novello (nella foto)  in qualità di manutentori. L’imprenditore veneziano con le sue società gestisce sedici lancioni per trasporti turistici lagunari, la "Canal Grande srl" e la "Travel Venice srl". Proprio per questo i carabinieri veneti del Ros hanno avviato accertamenti sui rapporti tra il boss palermitano e l'imprenditore veneziano e due anni fa avevano eseguito una ventina di perquisizioni negli uffici e nelle case di undici persone, otto delle quali sono indagate per concorso esterno in associazione mafiosa. Erano già andati da Otello Novello, già condannato a un anno e otto mesi di reclusione per concorrenza sleale, dal cognato Maurizio Greggio, dal comandante Flauto Donato e sua figlia, dai veneziani Fabiano Bullo e Stefano Franzanchini, dai siciliani Salvatore Caponnetto e da Pasquale Fantaci, il primo residente a Mirano, il secondo a Mestre. Il "Coco cinese", questo il soprannome dell'imprenditore del Tronchetto, il 5 febbraio dello scorso anno si era presentato al pm Zorzi con i suoi difensori e aveva spiegato come aveva conosciuto Galatolo e per quale motivo se l'era potato in azienda, prima lui e poi il figlio. «Me lo ha presentato un conoscente comune, un siciliano trapiantato a Venezia», avrebbe sostenuto, riferendo anche il nome e il cognome del mediatore, aggiungendo che prima del suo primo arresto non sapeva chi era davvero. Ma dopo che era finito in carcere e soprattutto dopo che i giornali avevano scritto che era finito dietro le sbarre per le vicende della Fincantieri? «Era stato scarcerato dal Tribunale del riesame e sapevo che era uscito perché mancavano i gravi indizi», avrebbe risposto Novello, «quindi me lo sono ripreso. Poi il figlio l’ho assunto con il contratto di tirocinio perché Galatolo aveva detto che in famiglia avevano bisogno, perché la moglie era rimasta bloccata e io li ho aiutati».

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