Non ci fu violenza sessuale assolta ex guardia giurata

Jesolo. L’uomo era stato accusato da una giovane all’uscita di una discoteca L’episodio risale al luglio del 2010, la denuncia era partita una settimana dopo

JESOLO. Dopo oltre cinque anni dalle pesanti accuse, finalmente ieri è finito un incubo per il siciliano d’origine residente a Treviso Giuseppe Zappalà, 40 anni, ex guardia giurata. Difeso dall’avvocato Alessandro Compagno, è stato assolto dalla pesante accusa di violenza sessuale perché il fatto non sussiste dal Tribunale di Venezia presieduto dalla giudice Irene Casol. Ad accusarlo una ragazza, all’epoca dei fatti aveva 22 anni, di Cittadella in vacanza a Jesolo con alcuni amici. I fatti sono accaduti il 18 luglio 2010 e la giovane aveva sporto denuncia ai carabinieri una settimana dopo.

Zappalà svolgeva servizio nel parcheggio antistante la discoteca jesolana «Cafè de Mar» in quell’estate e doveva tenere d’occhio soprattutto le auto dei clienti lasciate nel piazzale. Quella sera, andati via tutti, era rimasta nel parcheggio soltanto un’automobile, Zappalà si era avvicinato e aveva controllato, dentro c’era un ragazza mezza addormentata. L’imputato - stando alla ricostruzione fatta in udienza attraverso numerose testimonianze - aveva cominciato a chiacchierare, quindi le aveva detto di spostare la macchina un chilometro più avanti, dove l’avrebbe raggiunta. Zappalà, poco dopo, era salito con lei, facendosi accompagnare dal titolare della discoteca, suo datore di lavoro. La giovane, stando all’avvocato Compagno, si sarebbe contraddetta poichè avrebbe raccontato di non ricordare bene che cosa era accaduto, mentre nella denuncia avrebbe sostenuto di essere stata violentata più volte dall’imputato mentre era semi addormentata. Avendo presentato la denuncia una settimana dopo, sarebbe risultata inutile qualsiasi visita medica e qualsiasi prelievo. Nessuna prova, dunque, se non la sua testimonianza e quella degli amici ai quali - dopo i fatti - avrebbe raccontato seppur vagamente quello che era accaduto.

Zappalà, invece, ha sempre sostenuto che non ci sarebbe stata alcuna violenza, che si sarebbero soltanto baciati e toccati vicendevolmente. Per dimostrare la sua versione, l’imputato ha portato in aula gli sms che la giovane gli aveva spedito dopo quella sera al numero del suo cellulare, che lui stesso le aveva lasciato. «Se ci fosse stata violenza», ha sostenuto l’avvocato Compagno, «di certo Zappalà non avrebbe lasciato alla giovane il numero del suo cellulare, attraverso il quale i carabinieri poi lo hanno identificato e rintracciato».

Lo stesso pubblico ministero Massimo Michelozzi, che aveva coordinato le indagini, ieri ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. L’avvocato della giovane di Cittadella, che si è costituita parte civile, si è battuta per ottenere un risarcimento di 30 mila euro.

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